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Il Presidente del Coni Giovanni Malagò ha rilasciato queste frasi per commentare il comunicato di Pallotta su Juve-Roma e la squalifica per sei mesi al Presidente della Figc Carlo Tavecchio.

Riguardo al match dello Juventus Stadium, Malagò si è complimento con le parole di Pallotta: “Stamattina ho letto le dichiarazioni del presidente della Roma, James Pallotta. Applausi sotto tutti i punti di vista, devo dire una lezione di stile. E’ l’Italia, lo sapete, dico dal primo giorno che siamo un Paese dalla scarsissima cultura sportiva. E non essendoci delle fondamenta di cultura sportiva, tutti si sentono legittimati a pensare male, a sospettare, a congiure, a comportamenti scorretti. Questo e’ il risultato – conclude – probabilmente credo che in un Paese molto evoluto come Inghilterra non ci sarebbero state questo tipo di situazioni, forse in Inghilterra sono abituati in modo diverso”. Anche per questo, secondo Malago’, “non credo sia un caso che Pallotta non sia italiano…”

Sulla squalifica di Tavecchio, Malagò ha precisato:”Ho letto varie dichiarazioni ma mi sento di condividere quelle di chi ha detto ‘guardate, tutti sapevano tutto’. Chi sono questi tutti? Quelli che sono andati al voto e che malgrado sapessero che questo sarebbe successo hanno ritenuto che era giusto votare per Tavecchio. La domanda va quindi girata a queste persone. Evidentemente chi lo ha votato non ha ritenuto che questo potesse essere penalizzante per il prosieguo dell’attivita’ del Presidente della Figc. E io, come presidente del Coni, puo’ piacere o non piacere, ma ne devo solo prendere atto. Perche’ il Coni, lo sottolineo di nuovo, puo’ intervenire solo in casi particolari”.

“Per tutto il resto ne dobbiamo prendere atto. E quindi non bisogna essere falsi. Questa situazione e’ la conclusione della vicenda della famosa frase. Ora quello che conta e’ fare bene le cose e soprattutto fare quelle riforme e proseguire in quel percorso annunciato”. Malago’ quindi spiega: “Noi parliamo del calcio perche’ e’ lo sport piu’ popolare ma impatta su tutte le discipline sportive. Non si puo’ piu’ fare il mestiere del dirigente sportivo come si e’ fatto per molti anni, magari anche molto bene. Questo te lo impone il contesto storico e l’opinione pubblica”.