Il Tornatora

L’Iran e la tv che censura la lupa simbolo di Roma

di Redazione

Corriere della Sera (P.Battista) – Concentrati da un po’ di tempo sull’ondata neocensoria ispirata ai dettami del politicamente corretto, rischiavamo di dimenticarci dell’oscurantismo brutale e spietato, quello di conio antico, dettato dal fondamentalismo religioso e dall’istinto repressivo degli Stati intolleranti. Da Teheran giunge però l’esortazione a non dimenticare.Un canale di Stato iraniano ha appena cancellato, commentando nientemeno che i risultati della partita di Champions tra Barcellona e Roma, le mammelle con cui la lupa capitolina allatta Romolo e Remo, il simbolo per antonomasia della città e da qualche anno anche simbolo della società sportiva giallorossa. Le mammelle di una lupa che fanno scandalo: sembra satira. Invece è la normalità oppressiva e oscurantista in senso classico di un mondo in cui la censura è onnipotente e pervasiva.

Ce lo ricordiamo soltanto quando un pezzo della nostra società viene coinvolto. Altrimenti l’oppressione quotidiana che permea gli Stati dominati dall’integralismo islamista ci sfuggirebbe del tutto. Ancora abbiamo nella memoria lo zelo ridicolo ma scoraggiante con cui qualche funzionario dei Musei Capitolini a Roma decise di coprire con appositi scatoloni i nudi delle statue antiche per non offendere il presidente iraniano in visita ufficiale. Ma insieme alla lupa capitolina la censura ottusa cancella ogni frammento del corpo umano, e ovviamente di quello femminile in particolare, percepito come fonte di ogni peccaminosità e depravazione. Si cancella il seno. Si cancellano le gambe. Si cancellano i volti. In quel libro straordinario che è «Leggere Lolita a Teheran», Azar Nafisi racconta come le donne, rinserrate nelle loro case per evitare la sopraffazione violenta dei pasdaran barbuti, gli energumeni del regime, assaporino un pezzetto di libertà usando i cosmetici proibiti e i prodotti di bellezza vietati dal proibizionismo di Stato.

Chissà cosa sarà passato nella testa del funzionario della tv di Stato iraniana quando, in una trasmissione dedicata allo sport, ha visto quelle mammelle della lupa che che nutrivano Romolo e Remo. Avrà pensato di oscurare tutto per non passare dei guai. Il ridicolo diventa tragico, le mammelle di una lupa censurate diventano affare di Stato. A Teheran l’oscurantismo dilaga pure nel regno animale, nel mondo dei simboli che noi pensavamo innocenti da tempo immemorabile. Ma l’istinto censorio non conosce confini. E Non conosce nemmeno il senso del ridicolo. Una risata li seppellirà: magari fosse vero.