Settimana decisiva, la prossima, per la legge sugli stadi: una vergogna italiana, della nostra politica. Nonostante gli sforzi bipartisan (Lolli e Butti), ora si rischia di affondare definitivamente il progetto che era stato approvato dal Senato il 7 ottobre 2009, è rimasto “impantanato” alla Camera tre anni e adesso è ritornato al Senato. Ma se gli emendamenti stravolgeranno ancora il testo, allora bisognerà metterci sopra una pietra. Una corsa contro il tempo, perché la legislatura sta per finire, e curiosamente è diventato un problema interno al Pd, fra chi spinge con vigore per approvare una “legge anche se non perfetta”, parole del senatore Antonio Rusconi, e chi vorrebbe rivederla in maniera abbastanza radicale (l’ala romana del partito). C’è da dire che dopo lo scandalo di Italia ’90, con opere faraoniche e inutili, questa legge non fa sborsare un euro allo Stato. Se ne occupano tutto i privati (vedi Spy Calcio del 27 settembre 1) che ovviamente chiedono un ritorno al loro investimento. Maurizio Beretta, presidente della Lega di A, ha parlato più volte con i membri delle settime commissioni (Camera e Senato), lo stesso ha fatto Giancarlo Abete. Claudio Lotito si è fatto cacciare addirittura dai commessi perché stava dove non poteva stare, cioè in Transatlantico: ma almeno, anche se chiaramente per motivi personali, si è interessato passo passo alla legge. E ora uno degli emendamenti del Pdl è stato chiamato, con ironia, emendamento Lotito. “Siamo alle battute finali”, ci spiega il senatore Rusconi, uomo di sport. “Io sono a favore di questa legge, sarebbe la prima per gli stadi, anche se non è perfetta ed è stata modificata ampiamente alla Camera rispetto al testo che avevamo licenziato noi al Senato tre anni fa. La prossima settimana si decide: dentro o fuori. Ci sono arrivati 35 emendamenti, 30 dal Pd e 5 dal Pdl”. Ma è proprio l’ala ambientalista del Pd (con i senatori Della Seta, Ferrante e Ranucci) che rischia di affondare la legge: hanno chiesto infatti una limitazione della “volumetria edificabile e della parte residenziale”. I presidenti dei club, se fanno un investimento, hanno bisogno di un ritorno. E’ chiaro. Ma senza esagerare. Ad esempio, non è possibile fare lo stadio magari a Roma Nord e costruire appartamenti da vendere a Roma Sud. “Ma credo che con la conferenza di servizi ci sia la massima garanzia – spiega Rusconi – La massima attenzione da parte dei Comuni e anche delle Sovrintendenze”. Insomma, niente via libera agli speculatori, ai furbetti del quartierino. Come si poteva temere, visto che siamo in Italia e i precedenti sono tanti (ultimo i Mondiali di nuoto 2009). Ma questa legge, almeno a sentire la maggior parte dei senatori, offre garanzie di trasparenza. Ma soprattutto all’interno del Pd c’è una spaccatura che rischia di vanificare un lavoro di anni: ora pare sia stato chiesto l’intervento anche di Bersani ed Enrico Letta. (…)
Repubblica.it – F. Bianchi