Il Corriere Dello Sport (Maurizio Costanzo) – Sergio Oliveira, campione portoghese, arrivato alla Roma ha detto: “Voglio portare qui la mia mentalità vincente“. Sì, ce n’è bisogno. Si sbrighi Oliveira. Ha ragione Alessandro Barbano quando scrive, su questo giornale, “Il tempo dei no-var”, anche perché, diciamoci la verità, dei no-vax ne abbiamo abbastanza. Strano: nel calcio ci sono giocatori in un momento negativo e in un momento positivo. Poi ci sono giocatori negativi al Covid e giocatori positivi al Covid. A testimonianza che il calcio, comunque, non può fare a meno di nessuna delle nostre abitudini, nel bene e nel male. Pensavo che, con tutti questi giocatori, purtroppo positivi al Covid, potremmo trasformare un pallone in un virus. Avete visto come rappresentano il virus, in maniera rotonda? Ecco, prendere quel virus-pallone e dargli un sacco di calci in campo. Se si è tifosi di una squadra, non ci sono regole, lo si è e basta. Il tifoso, in qualche modo, è libero di comportarsi come crede, a patto che poi si penta. Provate a pensarci. In fondo, essere tifosi è come abbracciare una fede, una religione. Una religione è una squadra, un’altra religione un’altra squadra. Ma il Papa chi è? Non cominciamo adesso a domandarci: il Papa potrebbe essere questo, quest’altro o quest’altro ancora? Il mio era un esempio. Il Papa sta in Vaticano: è meglio che non venga all’Olimpico.