Lecce, Sticchi Damiani: “Abbiamo votato per la ripresa per un senso di responsabilità verso il sistema”

Il numero uno dei salentini: "Ritengo giusto che i verdetti siano assegnati in campo"

di Redazione

La Gazzetta dello Sport (A.Gozzini) – Il “senso di responsabilità” per Saverio Sticchi Damiani, presidente del Lecce, è all’origine della scelta di schierarsi a favore della ripresa del campionato. In mezzo c’è una lunga estate di discussioni e verdetti e dovrà essere il campo ad emettere i giudizi. Il numero uno dei salentini è stato intervistato dal quotidiano. Queste le sue parole:

Presidente, anche il Lecce ha votato per la ripartenza: con quali intenzioni?

Non abbiamo scelto di tornare a giocare per voglia o per uno stato d’animo favorevole. Quanto per un senso di responsabilità verso il sistema e verso un’industria, la nostra, che produce contribuizione fiscale per oltre un miliardo di euro. Preciso però che per il Lecce, da un punto di vista strettamente economico, tornare a giocare o meno impatterebbe quasi allo stesso modo e comunque non sarebbe una questione di vita o di morte. Ritengo giusto che i verdetti siano assegnati in campo.

Eventuali playoff e playout rispetterebbero questo principio?

L’unico verdetto del campo che conosco è quello che arriva alla fine di tutte le partite. Fare direttamente un playoff o playout dopo quattro mesi di stop assomiglia più a un sorteggio.

Ne ha discusso con gli altri colleghi presidenti?

Il Consiglio Federale ha spiegato che non ci saranno cambi in corsa: il format che sia quello con tutte le gare mancanti o quello ridotto, verrà deciso prima dell’eventuale ripresa, secondo i tempi che avremo ancora davanti. Ma su eventuali formule ridotte i club e la Lega non si sono ancora espressi, servirebbe un’assemblea immediata dopo la decisione del Governo.

C’è anche l’ipotesi C di calcolare la classifica secondo “oggettivi coefficienti correttivi”. Che ne pensa?

Nel solito Consiglio Federale si è parlato genericamente di retrocessioni, quando invece si tratta di un tema che merita grande discussione anche in Lega. Fino a prova contraria le retrocessioni a tavolino, e nel caso in cui non si riprendesse a giocare, ricorrono solo in casi in cui un club meriti di essere pesantemente punito per aver commesso, per esempio, un illecito sportivo. Trattare una pandemia allo stesso modo è aberrante.