Una sola parola: indifendibile. È la Roma che torna a casa da Lecce con tutti i suoi limiti caratteriali sulle spalle, con le ossa rotte per la 12ª sconfitta stagionale in campionato (14ª totale e la prima nella storia a Lecce) e una classifica di nuovo inguardabile. E sarebbe riduttivo pensare che le colpe non possano essere solo di un tecnico giovane (si è assunto di nuovo tutta la responsabilità) che continua a cantare e portare la croce. Con il ko di ieri la Roma abbandona definitivamente le speranze Champions, con una Europa League che torna ad essere a rischio soprattutto per il rientro in corsa dell’Inter di Stramaccioni: ribattezzato il Mr. Bean de’ noantri. E proprio da un altro grande «ex» tifoso giallorosso, Cosmi, arriva l’ennesima amarezza: contro una sua squadra la Roma non vince dal gennaio del 2006. Ma i ricorsi storici non possono nascondere tutta la pochezza di questa squadra che non riesce a giocare due gare di qualità consecutive e per l’ennesima volta non vince in trasferta dopo esser andata sotto: mai riuscito quest’anno. È la terza «imbarcata» stagionale (oltre a Firenze), con i giallorossi che non pareggiano da gennaio. Insomma numeri disastrosi che però non raccontano appieno tutto il malessere all’interno di questo gruppo che non riesce a trasformare sul campo tutto il suo potenziale. Il mutismo di Luis Enrique al Via del Mare apre un solco profondo tra tecnico e squadra, un gruppo che l’allenatore ha voluto mettere davanti alle sue responsabilità evitando volutamente di far cambi durante la partita.

E la ferma volontà di non mollare, alla faccia delle voci infondate di dimissioni immediate, sta lì a rafforzare il concetto: chi non dimostrerà di essere da Roma in questo finale, il prossimo anno verrà messo alla porta. Il bilancio è una squadra che nonostante un possesso palla da sfinimento (comunque sterile), non gioca mai la partita (se non negli ultimi quattro minuti), ma che soprattutto non sembra avere la voglia e la cattiveria agonistica necessaria per vincere: per dirla alla romana, non sembra avere le «palle». Manca un leader in mezzo al campo e se l’assenza di Totti è giustificata, quella di De Rossi di giustificazioni non ne trova. Così, quando alla domanda «avete sopravvalutato qualche giocatore?», Baldini risponde «dal punto di vista tecnico no, da quello caratteriale probabilmente sì», forse qualcuno si dovrebbe fare una domanda. E quel qualcuno potrebbe anche non essere uno dei nuovi arrivati!

Il Tempo – Tiziano Carmellini