Il Tornatora

Le spine della rosa

di Alessio Nardo

Pagine Romaniste (A.Nardo) – Cinque tappe alla fine. Sguardo rivolto al presente ma anche, inevitabilmente, al futuro. Con la tentazione Antonio Conte sempre più forte. La Roma pensa, riflette e progetta il rilancio dopo una stagione faticosa e sofferta. Tante le questioni interne da dirimere. Si parla di organico, di giocatori la cui posizione dovrà necessariamente esser valutata a fondo, con estrema attenzione. E’ stato un percorso difficile, che ha mietuto vittime e lasciato segni indelebili. Il malcapitato Robin Olsen (3180’ giocati in tutto e 58 gol subiti, uno ogni 55′) non ne è uscito indenne. Partito titolare e con ottime prestazioni, il portiere svedese (sotto contratto fino al 2023) ha pian piano perso smalto e fiducia. Tanto che Ranieri, senza troppi problemi, lo ha spedito in panchina in favore del 36enne Antonio Mirante. Difficilmente chi si siederà sulla panchina romanista il prossimo anno vorrà puntare su Olsen titolare. Ed è altrettanto improbabile che il 29enne di Malmo resti come vice, visto che c’è il già citato Mirante (contratto fino al 2021) ad offrire adeguate garanzie. Si spera in un interessamento dall’estero, magari dalla Premier League. E in una proposta che possa avvicinarsi ai 9 milioni spesi dalla Roma la scorsa estate per strapparlo al Copenaghen.

La prima spina in difesa risponde al nome di Rick Karsdorp: 760’ totali, solo 9 gare giocate dal 1’. Grande investimento dell’estate 2017, 14 milioni più 5 di bonus, il terzino olandese non ha mai trovato continuità di utilizzo, venendo costantemente bloccato da fastidiosi infortuni: il ko al legamento crociato del ginocchio sinistro dell’ottobre 2017 e i mille contrattempi muscolari di quest’anno. E’ un elemento dal notevole potenziale atletico e tecnico, tuttora intatto, ma per essere valorizzato al 100% ha bisogno di trovare un minimo di stabilità sul piano della condizione fisica. Al momento, più un’utopia che una speranza concreta. E che dire di Ivan Marcano, 1056’ disputati in stagione? Arrivato con l’idea di diventare il partner di Manolas in difesa, ha giocato titolare solo 11 volte (due da terzino sinistro) senza mai assicurare piena affidabilità. E’ un professionista serio, Ranieri ne apprezza l’impegno ma anche nell’ultima gara contro l’Inter, a fronte dell’infortunio muscolare accusato da Manolas nel riscaldamento, gli è stato preferito Juan Jesus. L’ex Porto ha un accordo sino al 2021, potrebbe restare nella rosa come rincalzo. Ma dipenderà molto dalle volontà e dalle indicazioni del nuovo mister. E poi c’è Fazio, altro caso da risolvere: 32 anni, contratto in scadenza tra 14 mesi e rendimento in evidentissimo calo.

A centrocampo, in attesa di conoscere le intenzioni di De Rossi, i rebus da risolvere sono essenzialmente tre. Il primo riguarda Steven Nzonzi, uno che ha l’esperienza giusta per tornare utile, anche se da agosto ad oggi, pur giocando la bellezza di 2915’, non ha mai toccato picchi altissimi di rendimento. Ha 30 anni e mezzo, un accordo valido per altre 3 stagioni e la Roma lo ha pagato tanto la scorsa estate (quasi 27 milioni di euro). Piazzarlo altrove non è facile, stesso discorso per Javier Pastore: 644’ totali in campo, appena 160’ nel 2019, solo 8 presenze da titolare (l’ultima in campionato il 29 settembre nel derby d’andata). Un flop in piena regola. Giocatore devastato da molteplici infortuni ai polpacci, sempre più deboli e fragili. Il Flaco è l’ombra del talento che fu, ma il lungo contratto (scadenza 2023) e lo stipendio oneroso ne limitano le possibilità di vendita. Cederlo sarà un’impresa. Mentre per Ante Coric (classe ’97, due spezzoni con Spal e Real Madrid in tutta la stagione) non dovrebbe essere un problema riuscire a trovare una sistemazione in prestito. Sperando che il croato con la faccia da bambino abbia conservato entusiasmo e maturato voglia di riscatto, dopo tanti mesi trascorsi nel dimenticatoio. Infine, l’attacco. Il nodo maggiore è legato al destino di Dzeko, ma anche Diego Perotti è un caso. Il quasi 31enne argentino (contratto sino al 2021) ha giocato solo 6 volte dal 1’, limitandosi ad un magro bottino pari a 682’ complessivi, offrendo un contributo nettamente inferiore rispetto alle annate precedenti. Gli infortuni muscolari che lo stanno martoriando da 12 mesi suggeriscono, senza mezzi termini, di non puntare su di lui per il futuro. Al ds che verrà l’arduo compito di sciogliere i nodi e comporre al meglio il puzzle giallorosso.