Il Tornatora

La Roma non molla: si tratta

di Redazione

Corriere Dello Sport (M.Evangelisti) – Sanno che sarà dura, vista l’inarrestabile oscillazione del Movimento 5 Stelle tra pragmatismo e ideologia. Però ci provano. Se vuoi il meglio preparati al peggio. E la Roma, con i suoi partner nel tentativo – ormai bisogna chiamarlo così, dopo l’ennesimo slittamento delle procedure – di realizzare il nuovo stadio, sta ormai asfaltandosi la strada verso l’ipotesi più dolorosa, cioè il ricorso alle vie legali. La chiamata all’opera di un commissario governativo che completi le procedure eventualmente lasciate inevase dal Comune di Roma a guida grillina oppure una causa di risarcimento da intentare a Roma Capitale stessa nel caso in cui il progetto venisse definitivamente a cadere. La sostenibilità giuridica dell’azione legale c’è tutta, su questo si sono già informati la Roma come il Comune. Avendo avuto il via libera dalla precedente giunta i proponenti possono invocare la copertura dei 70 milioni di euro spesi nella stesura del progetto.

Poi c’è il danno che il club riceverebbe se non potesse contare nei prossimi anni di un suo impianto: e lì parliamo di centinaia di milioni. Insomma, potrebbero esserci ancora buoni argomenti per convincere la giunta comunale ad andare avanti con il piano originale e portare il 3 marzo, giorno della ripresa e sicura conclusione della conferenza dei servizi che decide, la variante urbanistica necessaria (ma meno di trenta giorni saranno sufficienti a vararla?) e soprattutto con un sì al progetto. Che porterebbe nella sua forma attuale oltre un miliardo e mezzo di investimenti e 4.000 posti di lavoro. Ci provano. Già questa settimana, probabilmente, e comunque nel giro di sette giorni ci sarà un nuovo incontro tra la Roma, i tecnici del costruttore Luca Parnasi e la giunta comunale. Il sindaco Virginia Raggi non è contraria allo stadio e alle opere connesse, però è limitata nella sua azione dall’ala oltranzista guidata dall’assessore all’urbanistica Paolo Berdini. L’amministrazione comunale in questo momento è fragile, ogni crepa può diventare una ferita inguaribile. Ma l’unica possibilità di conciliazione è diminuire le cubature delle costruzioni, ora calcolate in poco meno di un milione di metri. Diminuirle sì ma senza stravolgere il progetto e salvando la sua sostenibilità economica. E’ dura. Ci provano