Il Tornatora

La Roma ai raggi X

di Redazione

Perché la Roma ha chiuso il bilancio 2018/19 in perdita di 24,29 milioni di euro? La motivazione principale è da ricercare nell’aumento dei costi, in particolare per la crescita degli stipendi dei tesserati e per l’impennata degli ammortamenti (87,41mln), una voce cresciuta del 47%. La strategia attuata da Monchi ha fatto salire fino ad un totale di 161,59 milioni il costo degli ingaggi dei tesserati, a cui vanno aggiunte le grandi spese per i cartellini dei giocatori portati a Trigoria nel corso dell’esercizio: gli acquisti più onerosi effettuati nell’estate 2018 sono stati quelli di Nzonzi (29,431mln), Cristante (27,6mln) e Pastore (25,661mln), mentre il prezzo totale di Schick, ceduto da Petrachi in prestito al Lipsia, è aumentato fino a 41,123 milioni, tutte cifre comprese di commissioni e dei bonus scattati entro il 30 giugno. Oltre a quello per calciatori e staff tecnico il monte dei costi totale (351,88mln) vede tra le altre cose spese per 13,67 milioni per dirigenti, impiegati ed operai, 7,2 milioni per acquisti di materie di consumo del materiale tecnico e per quello destinato al merchandising (ricavi di 7,72mln, mentre da Nike, Qatar Airways, Hyundai e Betway sono arrivati 24,22mln), 10,87 milioni per le spese per il godimento di beni di terzi (tra questi lo Stadio Olimpico, Trigoria e i Roma Store) e ben 54,78 milioni per le spese per servizi. La voce grossa di quest’ultimo campo è data dai 25,77 milioni di spese generali ed amministrative, in cui sono compresi 7,2 milioni riconosciuti ad AS Roma per servizi di consulenza strategica e direzionale, i 5,19 milioni di costi di produzione di Roma Radio e Tv (ma il comparto media ha chiuso in attivo di 20.000 euro), e infine i 3,87 milioni per consulenze commerciali, assicurative, informatiche, fotografiche, fiscali e del lavoro. Lo scrive Il Tempo.