Borini: “Il progetto Roma è sicuramente valido, anche il Chelsea iniziò così. Sogno l’Europeo”

Arrivato nelle ultime ore del mercato estivo, e accolto con un certo scetticismo data la giovane età, 21 anni non ancora compiuti, Fabio Borini si è rivelata la nota lieta della Roma in una stagione tutt’altro che entusiasmante. Con 10 gol messi a segno, 9 in serie A e 1 in Coppa Italia, l’ex attaccante di Chelsea e Swansea è il capocannoniere della squadra giallorossa. Il suo futuro nella Capitale, con il cartellino diviso tra Parma e Roma, dovrà essere discusso alla riapertura del calciomercato, anche se il numero 31 ha ribadito a più riprese la volontà di rimanere. Ecco le parole di Fabio Borini a Roma Channel:

Sto bene, sinceramente non pensavo di poter avere un approccio così veloce anche nel mio adattamento qua. E’ sempre difficile cambiare squadra, i miei compagni mi hanno aiutato parecchio. L’ambizione è ciò che mi spinge a migliorare sempre, voglio raggiungere sempre nuovi obiettivi. A Swasea avevo fatto 6 gol volevo farne di più. Non mi sento l’uomo del momento, io faccio i gol, finalizzo le azioni che vengono costruite dai miei compagni, a partire da Stekelenburg o Lobont. Mi pace essere definito così, ma non mi ci sento.

A 16 anni ho scelto di andare in Inghilterra, ho scelto io, anche se i miei genitori erano d’accordo. Credo che una decisione così debba essere lasciata al ragazzo, si tratta di possibilità importanti. Avevo un po’ di paura, sarebbe cambiato il mio mondo, cambiava la lingua. Io poi stavo al Bologna che scendeva e saliva tra serie A e serie B, andare al Chelsea era un salto importante per la mia carriera; magari in Italia avevo più possibilità di giocare in Prima Squadra, ma ho scelto di crescere più come uomo. L’esperienza all’estero mi ha fatto crescere. Ho esordito contro il Tottenham in Premier League, vincevamo 3-0 e sono entrato gli ultimi 10 minuti, ma per l’emozione a fine gara avevo i crampi ai polpacci. E’ stata una giornata molto forte. Ancelotti ha sempre avuto una grande stima nei miei confronti, penso che rivedeva in me Inzaghi, credo gli piacesse il mio spirito in allenamento, non mi importava se il mio avversario si chiamasse Terry, pensavo solo a me stesso. Probabilmente il mio spirito combattivo lo ha impressionato. Comunque lui è un grande allenatore e lo ha dimostrato ovunque ha allenato.

Avevo grande voglia di dimostrare il mio valore, dopo essere stato messo fuori rosa perchè non volevo rinnovare il contratto. Appena sono arrivato allo Swansea ho tirato fuori tutto quello che avevo dentro.

Mi sono allenato tanto con Drogba a tirare le punizioni, mi alleno tanto con barriera e portiere. Anche qua ci provo ad allenarmi, ma ci sono tanti tiratori come  Pjanic o Totti. Pjanic ha fatto anche gol, Checco ne ha fatti tanti in carriera, quindi è meglio che le tirino loro. Se ogni tanto chiedo a Totti di poter battere qualche punizione? Ogni tanto ci proviamo, ma lo sappiamo che lui comanda, ed è giusto così. Non ero deluso della mia esperienza inglese, con il Chelsea sono riuscito a vincere, anche se non da protagonista, mentre con lo Swansea avevo raggiunto risultati importanti. La scelta di andare a Parma era per giocare, avevo bisogno di quello,magari andando in un club un po’ meno importante, ma per risalire subito dopo. Parma mi sembrava il posto ideale.

In molti credono che non sia forte tecnicamente, ad esempio un taxista l’altro giorno mi ha detto di essersi ricreduto sul mio conto, pensava fossi solo un rapinatore d’area, come magari lo stesso Inzaghi, che si pensa non sia molto dotato a livello tecnico. E’ che quando si corre tanto, come faccio io, si perde magari la lucidità, la stanchezza può incidere. L’importante è comunque aiutare la squadra e lavorare sulla tecnica. A chi mi sento più simile tra Kuyt, Delvecchio e Inzaghi? Mi piacerebbe prendere una caratteristica da tutti loro: dall’olandese la corsa, lui corre tantissimo, Delvecchio è stato un giocatore fondamentale per la Roma, facendo tanti gol, anche nei derby, mentre Inzaghi ha vinto veramente tantissimo.

Mi sembrava strano essere stato convocato in Nazionale, anche se ho lavorato tantissimo per arrivarci, ero il più piccolo e pensavo ci fosse un divario maggiore, mentre invece mi sono trovato benissimo. Se sogno l’Europeo? Abbastanza da crederci ed impegnarmi al massimo per riuscirci. Si parlava della Roma anche quando stavo trattando con il Parma, ma ormai avevo dato la mia parole, infine il primo contatto ufficiale è avvenuto il 31  agosto e da lì si è aperto tutto.

Sabatini mi è sempre stato vicino, mi ha dato tanti consigli e avere alle spalle così tanta sicurezza mi è servito tanto.

Noi attaccanti siamo tanti, ma siamo tutti diversi: io attacco più lo spazio, Lamela preferisce avere la palla tra i piedi, Osvaldo è fortissimo di testa e tecnicamente sa fare gol in qualsiasi posizione, Bojan anche attacca lo profondità. Siamo diversi e insieme possiamo fare molto bene. Ai tifosi piace la mia esultanza, mi hanno raccontato Heinze e Juan che anche i loro figli l’hanno fatta e sono stati messi subito in punizione.

Mi impressiona il pubblico romanista, è strano che venga fermato e spesso mi imbarazzo e non so cosa dire, ma devo dire che fa molto piacere. La mia famiglia è fatta da sportivi e questo è stato molto importante, loro mi hanno trasmesso tanto lo spirito di sacrificio. Io vorrei fare le cose che fanno i miei coetanei, mi piace quello perchè è quello che mi manca.

Sono uscite alcune cose sul mio conto, come che non ho legato tanto con i miei compagni, ma sono cose dette perchè probabilmente non mi sono fatto conoscere, io sul campo sono diverso da come sono al di fuori. Quando gioco faccio il mio dovere e cerco di farlo nel miglior modo possibile, quindi penso che a volte si dicono certe cose, inventate tra l’altro, per cercare una risposta e capire come sono fatto veramente. Io non rispondo perchè non mi interessa rispondere. Magari se la cena si organizza il pomeriggio per la sera uno può avere già degli altri impegni. De Rossi ti trasmette tanto in partita, dopo i gol ti carica veramente tanto.

Il progetto e le idee dei dirigenti sono sicuramente validi, quando andai al Chelsea c’era la stessa volontà, sono di ottimo auspicio per il futuro. Con gli americani non c’ho ancora parlato, ma grazie al mio inglese potrei farlo. La scorsa settimana eravamo praticamente condannati alla serie B, io cerco di non guardare molto i giornali o le radio, e nemmeno la classifica. Questo è stato un campionato molto altalenante, sia per noi che per le altre squadre. La Juve ha fatto un gran campionato ed è seconda. E’ strano per il campionato italiano, bisogna vedere partita per partita.

Luis Enrique è un allenatore per il futuro è giovane, ha idee nuove, è stato un calciatore, ha giocato ad altissimi livelli fino a poco tempo fa. Sa cosa serve ai calciatori, cosa vogliono. Essendo anche spagnolo ha qualcosa in più da dare, in più è sempre molto disponibile con noi.

Al Genoa ho segnato il mio primo gol in serie A, sono cambiati solo i numeri e quelli sono fatti per essere migliorati“.

PER APPROFONDIRE LEGGI ANCHE

I più letti