Il Tornatora

In Ucraina Cengiz crea e Alisson conserva. Grazie a loro si può fare

di Redazione

La Gazzetta dello Sport (D.Stoppini) – Per amore della rosa si sopportano anche le spine, dice un proverbio turco. Cengiz Under potrebbe farne uno sfondo per il suo smartphone, la sua rosa è una Champions League scoperta solo a febbraio, dopo sei partite (quelle del girone) passate a guardare gli altri giocare. Se non sono spine quelle, quali? Ma la rosa è sbocciata, cinque gol in quattro partite, il timbro del predestinato che all’esordio nel torneo più importante che c’è, entra dentro con la faccia di quello che «ora te lo faccio vedere io». Bum, apertura di cinquanta metri per Perotti. Bum, colpo di tacco a spalancare un contropiede. Bum, ancora quel sinistro magico a raccogliere un assist sporco di Dzeko (sì, sporco, perché il pallone calciato dal destro dal bosniaco viene indirizzato bene dal tocco involontario del piede d’appoggio, il sinistro) e a trasformare questo 20 febbraio nello sfondo di riserva per lo smartphone di cui sopra: esordio e gol, roba che in Turchia vale l’apertura di qualsiasi sito d’informazione (e anche no).

QUI ALISSON – In Brasile invece l’approccio alla vita – e di conseguenza ai proverbi – è molto più soft. La filosofia che ne consegue è una storia del tipo «se trovi per strada un limone, fanne una caipirinha». Aspro, questo limone, come la Roma che è tornata in campo nel secondo tempo, come se il gelo l’avesse trovato nello spogliatoio, mica fuori. E allora Alisson, che per l’occasione s’era infilato anche i sottoguanti, ha capito che una caipirinha bella e buona sarebbe stata conservare il conservabile, salvare, magari incassare anche, ma portare a casa un risultato giocabile dalle parti dell’Olimpico. Il gigante che si tuffa solo quando è necessario è riuscito a sporcare la vittoria dello Shakhtar: se le chance di passaggio del turno restano buone, è grazie ai suoi interventi, alle sue caipirinhe. Ne ha servite tante, quelle su Marlos e Taison valgono l’Oscar del barman navigato. Su Fred, invece, gli è mancato l’ingrediente, lo zucchero: lime, solo lime, troppo lime. E in pieno recupero s’è dovuto pure servire dell’aiutante meno atteso, il meccanico Peres, bravo a salvarlo con il piedone alzato. «Ha fatto tutto Bruno – ha raccontato il portiere –, era tanto che non giocava e gli vanno fatti i complimenti. Peccato, il 2-1 non era il risultato che volevamo. Ma siamo vivi, ora ci vorrà testa: lavoriamo e ragioniamo in vista del ritorno». Magari allungando lo spirito di sofferenza oltre il minuto 50: «Il nostro primo tempo è stato quasi perfetto, non li abbiamo lasciati giocare – ancora il portiere –. Poi loro hanno qualità. Non ci siamo disuniti noi, sono cresciuti loro. E noi, si sa, abbiamo un po’ di difficoltà a gestire questi momenti». Under, nel frattempo, era finito a infreddolirsi in panchina, uscito sfinito per aver provato a coprire (pure) tutte le mancanze di Florenzi. Il c.t. della Turchia, Mircea Lucescu, era in tribuna ad applaudirlo. Dicono gli parli solo in italiano. E quel «dai, dai» con cui Cengiz incitava i compagni dopo il gol sarà stato un piacere anche per il professore di lingue.