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La Gazzetta dello Sport (M.Mahamoudy) – Il dramma nel mondo, ovviamente, ha altri colori, ma Salah Ghalypadre di Mohamed Salah – vuole raccontarci i suoi. L’ansia del presente e la gioia per il figlio felice alla Roma. «Quando si è infortunato nel derby è stato tra i momenti più brutti della mia vita. Abbiamo avuto grande paura, non sapevamo cosa fare. L’ansia è durata fino al momento in cui ha risposto a sua sorella per rassicurarci che stava bene e che non gli si era rotto il piede, dicendoci che tornerà a giocare fra un mese, anche se i medici gli hanno consigliato di non affrettare il ritorno. In questi giorni doveva tornare in Egitto, ma purtroppo l’infortunio mi ha impedito di vedere lui e la mia nipotina Mecca. Per fortuna però non si tratta di una frattura; ritornerà più forte di prima».

Sente che Mohamed è più felice a Roma rispetto a Firenze?
«Certo. Perché gioca per una squadra che vuol vincere titoli, tutti i compagni gli vogliono bene, soprattutto Nainggolan che è stato il primo ad arrabbiarsi dopo il violento intervento di Lulic. Anche Totti gli vuole bene e lo aiuta».

Pensava che Mohamed sarebbe diventato grande in Italia?
«Sapevo che avrebbe avuto grande successo se si fosse trasferito a giocare in Europa. Ricordo ancora l’inizio della sua carriera con le giovanili dell’Al Muqauelon. Un giorno venne da me e mi disse che c’era un allenatore che lo rimproverava tanto e quindi non sopportava più di stare lì. In quel periodo l’Al Ahly e l’Al Zamalek erano interessate molto a prenderlo e gli ho detto: “Devi stare nel Muqauelon e provare a questo allenatore che diventerai il più importante della squadra. Non pensare ad andare altrove, ma all’Europa”. Proprio questo è ciò che è successo: Mohamed è diventato il più importante giocatore del Muqauelon e ora si vede cosa sta facendo in Europa».

Come sono stati i suoi inizi?
«Da bambino era appassionato di calcio. Ha cominciato con piccoli club come Baladiat, El Mahala e Basion, dopo c’è stata l’opportunità di andare ad una affiliata del Muqauelon nella città di Tanta, ma la svolta è venuta al momento di trasferirsi nella affiliata del Cairo quando aveva 14 anni. Lì le cose erano paradiso ed inferno nello stesso tempo. Mio figlio doveva uscire di casa, qui a Basion (la sua città natale) alle 9 per andare al Cairo e allenarsi per poi ritornare alle 21, e qualche volta più tardi. Mi stupiva per la sua insistenza a vivere questa sofferenza quotidiana. Il suo talento è apparso subito al Muqauelon; poi c’è stato l’esordio in prima squadra il 3 maggio 2010. Dopo ha ricevuto l’offerta degli svizzeri del Basilea e per me è stato meglio che rimanere in Egitto».

Come vede la Roma?
«I giallorossi vogliono vincere lo scudetto. C’è grande competizione e le cose vanno bene. Il rapporto tra Garcia e Mohamed è più che eccellente».

Che cosa ha pensato quando un anno fa suo figlio è andato a Firenze?
«Aveva paura di andarci, per lui tutto era un mondo nuovo, ma gli ho detto: “Il prestito è solo per 6 mesi, se li passi in panchina sarà come stare al Chelsea, e se giochi titolare di certo sarà meglio per te”. La decisione è stata giusta, Mohamed ha potuto presentarsi in Italia in modo eccezionale».

Com’è il rapporto con gli italiani?
«Quando esce tutti lo festeggiano. Gli italiani sono un popolo amichevole con caratteristiche simili alle nostre. E poi ci sono molti egiziani che vivono in Italia, quindi Mohamed si sente a casa».