Il figlio di Lando Fiorini: “Così nacque forza Roma forza lupi”

“Noi ciavemo er core grosso, mezzo giallo e mezzo rosso”. Lando Fiorini ci ha lasciato il 9 dicembre 2017. Ma la sua voce canta sempre insieme a noi prima di ogni partita della Roma. Per ricordarci quanto siamo belli: quant’è bella la Roma. Lando era nato il 27 gennaio 1938. Oggi avrebbe compiuto 83 anni.

Questa intervista al figlio Francesco Saverio, oltre a celebrare la storia personale di uno dei massimi esponenti della romanità, consente di ricordare la genesi di “Forza Roma forza Lupi”. Uno dei brani più noti e più amati della nostra tradizione. Lo Stadio Olimpico lo ascoltò per la prima volta l’11 settembre 1977, prima di un Roma-Torino.

Partiamo proprio dall’inno: “Forza Roma, forza Lupi”…

Noi ciavemo er core grosso, mezzo giallo e mezzo rosso. Prima della pandemia, quando veniva diffuso all’Olimpico, era bellissimo: a un certo punto abbassavano il volume e tutto lo stadio proseguiva a cantare. Da brividi. L’inno nacque sotto la presidenza Anzalone. Fu composto da Silvano Polidori, altro grande romanista, assieme a mio padre.

Anzalone glielo aveva commissionato?

No. Polidori e papà volevano scrivere qualcosa per la loro squadra del cuore. Qualcuno fece sentire la canzone al Presidente. Anzalone rimase colpito e decise di mandarla allo stadio prima di ogni partita della Roma. Poi, negli anni 90 è stato introdotto l’inno di Venditti.

E Lando ci rimase male?

Macché. Diceva sempre: La canzone di Antonello è da sogno, la mia è più una marcetta, è più popolare. Papà non fu mai invidioso di nessuno. Tanto che al Puff (lo storico teatro trasteverino di Fiorini, ceduto a giugno 2020 dalla famiglia, ndr) si contornava di artisti più bravi di lui. Prendeva il top. Non aveva paura di essere messo in ombra. È raro, nel mondo dello spettacolo. Invece, ha iniziato la sua attività al Puff con Montesano, proseguendo poi con Lino Banfi, Leo Gullotta (un mostro), Gianfranco D’Angelo e Maurizio Mattioli.

La romanità ha contraddistinto l’esistenza di un uomo che non deve avere avuto un’infanzia facile. Era l’ultimo di dieci figli di una famiglia povera.

“Non povera: poverissima. Vivevano in dieci – due fratelli morirono presto – in 50 metri quadri in Vicolo del Cinque, a due passi da Piazza Santa Maria in Trastevere. Eppure, lui era una persona allegra. Anche la mamma morì giovane, e per lui fu uno choc: aveva 14 anni. Per fortuna, aveva delle sorelle molto più grandi. Lo hanno cresciuto loro. Il padre – nonno Fausto – era un uomo molto tosto. Alle 3 e mezza del mattino lo tirava giù dalla branda per ndare a fare il facchino, a 14 anni, ai Mercati Generali. E mentre scaricava le casse, cantava. Papà cantava sempre. Quindi sì, papà veniva dalla strada. Era un figlio del popolo. Grazie alla sua tigna, è riuscito a cambiare la propria dimensione sociale, ma non ha mai dimenticato le sue origini: cercava di aiutare tutti. Chi aveva bisogno di una casa o del lavoro, si rivolgeva a lui. Papà non diceva mai di no a nessuno.

Come è diventato romanista?

Non c’è un episodio particolare. È sempre stato innamorato della Roma. Anche da ragazzino. D’altronde, come non avrebbe potuto esserlo? Era nato a Trastevere….

Trastevere. Roma. Se Lando non si fosse legato così visceralmente alla Capitale, diventandone espressione, forse avrebbe potuto avere maggiore fortuna in Italia.

Papà voleva diventare famoso lì dove era nato. Ripeteva sempre: preferisco essere il numero 1 a Roma che il numero 100 in Italia.

asroma.com

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