Il Tornatora

Gazzetta dello Sport – Pochi sorrisi col «sergente». Zeman Roma, che fatica

di Redazione

Niente risate, sembra quasi vietato. Ma non perché non ci sia entusiasmo, anzi. È una questione di forze, di fatica. E di sudore. La cura Zeman, nei primi due giorni di ritiro ha prodotto soprattutto questo. Volti tirati, facce affaticate, smorfie di dolore. «Ma è tutto normale, previsto. Anzi, guai se non fosse così — dice Vincenzo Cangelosi, vice del boemo —. Ma sfatiamo qualche leggenda, con noi non è mai morto nessuno». E allora anche quando Osvaldo prova a sdrammatizzare, rubando la macchinetta al fotografo per scattare qualche foto, arriva l’occhiataccia di Zeman. Qui si fatica e basta, per ridere ci sarà tempo più avanti. E i tempi morti non sono tali, servono per recuperare. Zeman è così, ricorda un po’ il sergente maggiore Hartman con l’allievo «Palla di Lardo» in Full Metal Jacket. Un marine che culla un sogno, portare la Roma oltre l’ostacolo. Ieri sera, intanto, a Riscone è arrivato Karel, il figlio del boemo, accompagnato dalla moglie.
Fatica e sudore Il pallone è apparso ieri pomeriggio, prima c’era stato spazio solo per ripetute, addominali e balzi. I gradoni ancora no, «ma quelli spunteranno presto», assicura Roberto Ferola, preparatore atletico. La cura Zeman è partita dai 15 chilometri di corsa spalmati su due giorni. E poi mobilizzazione attiva (gli ostacoli), potenziamento e lavori propriocettivi. Ieri sono spuntati anche i sacchi di acqua (da 20 chili) sulle spalle: skip, affondi, scatti ed allunghi sulle punte. «Questa è la base iniziale, la fase di adattamento, un lavoro di tipo aerobico finalizzato a essere la struttura portante di tutta la stagione», chiarisce Ferola. Qui la Roma mette la benzina nei muscoli. E i dolori passeranno. Almeno così sperano i giocatori.
Smorfie e dolori Niente palestra, però, Zeman lavora solo al naturale. «Preferiamo escludere sovraccarichi con i macchinari. È un film già visto: tutti si lamentano, ma alla fine lavorano». E i risultati? Si vedranno più in là, ma intanto qualcuno ha accusato la fatica: Dodò ieri non si è allenato, Simplicio, Verre, Juan e Osvaldo (si è fermato per una lombalgia) hanno saltato i sacchi, il giorno prima le smorfie sulle facce di Borriello, Okaka e José Angel erano più che eloquenti. E Totti? «L’ho ritrovato più maturo, ma con la stessa allegria di sempre — dice Cangelosi, che lo allenò nella prima era zemaniana a Roma —. Fisicamente? Sta cercando di fare tutto al meglio, nonostante i brutti infortuni del passato». Già, il capitano finora ha stretto i denti, pronto a dare l’esempio.
Alimentazione Ma la cura Zeman (ieri primo bagno di folla, con foto e autografi con i tifosi) non è solo fatica e sudore, ma anche attenzione massima all’alimentazione. Il boemo ha eliminato dolci, crostate e caffè. A colazione proteine (bresaola e prosciutto), yogurt, frutta, the, spremute d’arancia, marmellate e pane tostato. Durante i pasti verdure bollite, riso e pasta al pomodoro, tacchino arrosto, petti di pollo, vitello e filetto di tonno. «La nutrizione è bilanciata ed è stata studiata con il dottor Angelini — dice Ferola —. Abbiamo fatto dei test per studiare la composizione dello stato corporeo di ogni giocatore. Cerchiamo di variare gli alimenti. Ma mangiano bene, non vi preoccupate». A preoccuparsi, per ora, sono solo i giocatori. Zeman, il sergente di ferro, è solo all’inizio.

Gazzetta dello Sport – Andrea Pugliese