Garcia e la Roma dei pretoriani: «Voglio carattere»

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La Gazzetta dello Sport (A.Pugliese) – Sarà davvero la sua ultima partita sulla panchina della Roma? Difficile crederci, a meno che non succede l’imponderabile e cioè che la Roma crolli anche oggi davanti al Genoa. In caso contrario, Rudi Garcia potrà tirare un sospiro di sollievo e rimettersi a lavorare in vista di gennaio e della sfida con il Chievo. «So quali sono le regole del gioco, non sarebbe un problema — dice l’allenatore della Roma — Non ci penso, ho altre battaglie da portare avanti. Ma resto motivato. Conosco la mia squadra e credo nei ragazzi». Già, forse anche troppo, nel senso che se c’è un difetto del Garcia uomo è che con i suoi giocatori è troppo buono e troppo «educato». Con loro, però, o meglio con alcuni di loro oggi andrà ad affrontare proprio una di quelle battaglie da portare avanti. E vincere. E cioè ritrovare quell’orgoglio e quella la dignità smarrita strada facendo.

RESPONSABILITÀ CERCASI – Per concludere questo percorso Garcia si affiderà ai suoi uomini fiducia. Pretoriani, li chiamerebbe qualcuno, soldati a guardia del corpo del capobranco, come piace autodefinirsi al tecnico francese. Sono: Gervinho su tutti, ma anche Digne, Nainggolan, Pjanic e Manolas. I fedelissimi di Rudi, insomma, quelli da cui oggi il francese si aspetta quel qualcosa in più anche a livello di personalità per superare l’ostacolo Genoa. «È una gara dove dobbiamo dimostrare carattere e forza mentale — dice Garcia — Lo Spezia è stato il “punto” nero della stagione, un grande fallimento, ma in campionato è ancora tutto aperto. I giocatori ora devono prendersi le proprie responsabilità, mettere tutti qualcosa in più per aiutare i compagni ed evitare che certe gare si ripetano ancora».

SCENARI FUTURI – Ecco, appunto. Responsabilità, dovrebbe essere acquisita come parola d’ordine. Garcia si augura che accada, nel frattempo però deve battere il Genoa. Perché se è vero che con una vittoria resterebbe al timone della Roma («Troveremo le soluzioni per fare meglio, a gennaio cambieremo qualcosa, a cominciare dal ritmo negli allenamenti»), è anche vero che in caso di tonfo si aprirebbe una situazione ancora più complicata di quella attuale. La Roma, di fatto, spera di portare la barca in salvo con Garcia e poi a giugno decidere il da farsi. Questo perché al momento una soluzione considerata ideale da Baldissoni e Sabatini non c’è. Lippi è ritenuto oramai un ambasciatore di calcio, Capello si è chiamato fuori da solo («Non c’è alcuna possibilità che io torni ad allenare la Roma», ha detto ieri Don Fabio), Spalletti costa molto ed ha un retaggio con il passato che non piace e Di Francesco paga il fatto di conoscere l’ambiente (e magari di averci dentro qualche amico). Ecco perché la Roma spera di non dover decidere subito, perché in mano una soluzione di riserva ideale non ce l’ha. A giugno, in caso, sarebbe un’altra storia. Genoa permettendo.

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