Il Tornatora

Il Messaggero – Totti insegue la doppia cifra

di Redazione

Anche in una stagione da dimenticare, è l’unico a salvarsi. E’ il destino di Francesco Totti, autore sabato di una doppietta che lo ha portato a quota 8 in campionato e a 215 in carriera in serie A, a -1 da Josè Altafini. La gara con il Catania racchiude un po’ la fotografia della sua stagione. Inizio in salita, come quello di due giorni fa con il rigore parato da Carrizo, ma finale in scioltezza a dimostrazione che non sarà più un ragazzino ma la Roma dipende ancora dalle sue intuizioni e dalle sue giocate.

Otto gol, frutto di tre doppiette (Chievo, Cesena e Catania) e due reti contro Fiorentina e Udinese con una gara ancora da disputare. In una Roma che fatica a trovare obiettivi a Cesena, Totti ne ha uno personale: quello di raggiungere la “doppia cifra” in tema di marcature. Sono 9 stagioni (dal 2002-03) che vi riesce in scioltezza. E anche quest’anno, nonostante Luis Enrique lo abbia retrocesso nel ruolo di trequartista, se non avesse sbagliato i due rigori contro Catania e Juventus (portando il totale in carriera a 16 errori su 75 penalty calciati in serie A e 20 su 91, comprendendo anche le coppe, ndc) il traguardo lo avrebbe già tagliato. Ora ha 90 minuti a disposizione per riuscirci ugualmente. Una partita che lo vedrà opposto ad Antonioli che ironia della sorte è uno dei portieri che ha battuto più volte in carriera. Anche all’andata gli rifilò una doppietta in appena 8 minuti, roba da guinness dei primati. Ma la vera impresa il capitano giallorosso l’ha già compiuta durante la stagione. Non deve esser stato facile far ricredere Luis Enrique che nello sciagurato preliminare di Europa League contro lo Slovan lo aveva fatto sedere in panchina nella gara d’andata e nel ritorno, lo aveva sostituito nel momento in cui bisognava cercare il gol-qualificazione. Un rapporto iniziato in salita (“Forse all’inizio non ci siamo capiti”) che ora è diventato quasi idilliaco visto che sabato è stato proprio Totti ad augurarsi la conferma del tecnico asturiano.

Ma le difficoltà stagionali non si sono fermate all’allenatore e sono nate quasi sempre da incomprensioni. Dal “pigro” di Baldini, che ha fatto fatica a digerire (“Leggendo l’intervista c’ero rimasto male, ma ognuno è libero di esprimersi come preferisce”), si è passati alle frecciate al ds Sabatini (“Si è detto che creavo problemi, che ero il male della Roma, che cercavo di remare contro la società, che non dovevo pensare ai miei interessi ma a quelli della squadra”). Un’iniziale mancanza di feeling che sino ad ottobre non gli ha permesso di sentirsi a suo agio in quella che considera oramai una seconda casa: Trigoria. Ci si sono messi poi gli infortuni, il digiuno di 252 giorni senza gol, la contestazione subita davanti ai figli dopo il rigore sbagliato contro la Juventus (che in un momento di rabbia gli ha fatto paventare anche l’idea “di cambiare aria e andare via dalla Roma”) a rendergli l’annata in salita. Difficoltà che Totti ha superato facendo quello che da sempre gli riesce meglio: giocare al calcio.

Il Messaggero – Stefano Carina