Il Tornatora

Fonseca e il “metus hostilis” per ricostruire la Roma

di Redazione

Pagine Romaniste (L.Fantoni) – “Fonseca deve trovare un ambiente sereno e tranquillo, una strada percorribile senza intoppi”. Parole di Francesco Totti, alla conferenza stampa d’addio. Ovviamente, dopo tutto quello che è successo in questi ultimi due mesi, non sarà così. Paulo Fonseca si troverà ad affrontare una situazione spinosa e intricata e un clima tutt’altro che tranquillo. L’addio di De Rossi, insieme a quello di Totti, la delusione per un mercato che non sembra promettere grandi colpi, hanno depresso i tifosi romanisti tanto da renderli quasi indifferenti a questi sconvolgimenti giornalieri. Da un lato quindi, l’avventura di Fonseca a Roma inizia sicuramente con un handicap. Non potrà contare su quell’entusiasmo che si era vissuto per esempio con il ritorno di Spalletti che aveva permesso ai giallorossi, forti comunque di una delle migliori squadre degli ultimi anni, di rendere l’Olimpico un fortino, con 16 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte. L’allenatore portoghese dovrà essere bravo a costruirselo questo entusiasmo, ed è qui che entra in gioco il metus hostilis. All’epoca dei romani, la presenza di un nemico comune, riusciva a compattare il popolo rendendolo più forte e stabile. La stessa cosa deve riuscire a costruire Fonseca, facendo leva su tutto quello che è successo in questo periodo e creando un nemico contro cui i giocatori possano unirsi. Si può puntare sulla voglia di rivalsa dei singoli dopo le brutte critiche ricevute quest’anno, o sulla voglia di dimostrare a qualcuno che ha snobbato la Roma che ha sbagliato, o anche, e forse sarebbe l’idea migliore, sulla volontà di far ricredere i tifosi. L’importante è che Fonseca riesca a ricreare, con l’aiuto degli acquisti giusti, quel grande gruppo che si era venuto a formare nell’anno della semifinale di Champions League.

GARCIA E DIALETTICA – Per gli allenatori stranieri ormai sembra quasi una maledizione arrivare alla Roma. L’ultimo fu Garcia che sbarcò nella capitale dopo la finale di Coppa Italia persa contro la Lazio, probabilmente il punto più basso della storia recente della Roma. Il francese arrivò tra lo scetticismo generale ma in poche settimane riuscì a far ricredere tutti, raggiungendo quota 85 punti a fine anno. Quella stagione è l’esempio perfetto di come avere un nemico comune possa compattare una squadra. Garcia, fin dal primo momento, difese i suoi giocatori arrivando anche ad attaccare i tifosi quando dal ritiro di Riscone di Brunico disse: “Quelli che criticano la società e i giocatori non sono tifosi della Roma. Al peggio, sono tifosi della Lazio”. L’atteggiamento fu molto rischioso ma pagò, con i calciatori che sembravano seguire il loro allenatore alla lettera. Entrò in gioco un elemento che Garcia sfruttò alla perfezione e che sapeva di poter padroneggiare: la dialettica. Molte delle uscite pubbliche dell’ex allenatore del Marsiglia sono poi risultate perfette sia per accendere nuovamente l’entusiasmo della tifoseria, sia per ricostruire la tenuta mentale di una squadra distrutta dopo quel 26 maggio. Tra una chiesa rimessa al centro del villaggio e i derby che non si giocano ma si vincono, l’anno magico di Garcia divenne tale proprio per la dialettica più che per una preparazione tattica perfetta. La stessa cosa dovrà fare Fonseca perché in momenti come questi è meglio un buon comunicatore piuttosto che un ottimo tattico. Se poi il portoghese riuscirà ad essere entrambi, la Roma avrà fatto bingo.