(gazzetta.it) – La resa dei conti sta per arrivare. È tempo delle prime sanzioni per il fair play finanziario, la grande scommessa di Michel Platini per un calcio sostenibile e non drogato dai mecenati. L’Uefa si appresta a comunicare promossi e bocciati, sulla base di una serie di parametri economico-finanziari che riguardano anche debiti e solidità patrimoniale. Ma la regola-principe è quella del break-even, il pareggio di bilancio. Ogni squadra può spendere solo ciò che incassa, senza ricorrere ad aiuti illimitati dell’azionista. Per arrivarci sono previsti diversi step. Il primo: nelle ultime due stagioni (2011-12 e 2012-13) è consentita una perdita massima aggregata di 45 milioni. Analizzando i bilanci societari e «aggiustandoli» con le prescrizioni dell’Uefa, viene fuori che tra le principali squadre europee e italiane Paris Saint-Germain, Manchester City e Inter hanno sforato di parecchio il tetto del deficit tollerato; Chelsea, Liverpool e Roma ci rientrano solo grazie alla «clausola-stipendi», cioè la possibilità di escludere dai costi i contratti coi giocatori precedenti al 1° giugno 2010; tutte le altre, pur con le dovute differenze, sono ok. Disco verde per Arsenal, Barcellona, Bayern, Borussia Dortmund, Real Madrid, Manchester United e le italiane Juventus, Milan e Napoli. E pure per la Fiorentina, che ha appena approvato il bilancio al 31 dicembre 2013: ha chiuso con un utile pre-tasse di 1,5 milioni, dopo il +3,6 del 2012, quindi no problem.
