Pagine Romaniste (G. Rufino) – Dall’Australia al primo gol in giallorosso contro il Torino: la storia di Antonio Arena è quella di un talento visto prima degli altri. Tra viaggi a Sydney e scelte controcorrente, il Pescara ha avuto un ruolo decisivo nel suo percorso di crescita. A raccontarlo ai nostri microfoni è Marco Arcese, responsabile della Pescara Calcio Academy, il progetto internazionale del club che ha portato Arena in Italia. Ecco le sue parole:
Come ha scoperto Arena? C’è qualcosa in particolare che l’ha colpito del ragazzo?
“Arena l’ho scoperto tramite un ragazzo che lavorava con me a Sydney, che me l’aveva segnalato. Allora sono andato là e mi ha colpito da subito la forza, la prestanza di questo ragazzo, e che da subito fosse un giocatore che, in area, difficilmente si fa scappare la palla per metterla dentro”.
Arena era promesso al Betis e giocava già sotto età: quanto è stato difficile convincere la famiglia e quanto invece è stato il ragazzo stesso a “scegliere” il Pescara?
“C’è stata una bella chiacchierata con il padre, dopodiché l’abbiamo fatto venire una settimana in prova a Pescara per fargli conoscere l’ambiente. Gli abbiamo dato delle rassicurazioni e fatto in modo e maniera di tirare fuori tutte le sue doti più importanti, che sicuramente non ha una piccola società come la nostra, che da sempre lavora con i giovani, e quindi dargli l’opportunità di affermarsi”.
Lei ha parlato spesso della sua mentalità: quanto conta oggi, nel vostro lavoro, valutare la testa di un ragazzo rispetto alle qualità tecniche, soprattutto quando arriva da un altro continente?
“La mentalità di questo ragazzo è la cosa più importante, perché da sempre, ma oggi in particolar modo, è una qualità importante. Tra l’altro, lui si è ambientato benissimo da subito qui con noi e non ha avuto problemi a passare da un calcio diverso dal nostro, come quello australiano, perché è una spugna e recepiva tutto benissimo”.
Antonio è passato da Sydney al convitto di Pescara senza conoscere la lingua: c’è stato un momento di difficoltà che temeva potesse rallentarne la crescita, o ha sempre avuto la sensazione che avrebbe retto l’impatto?
“Difficoltà ne ha trovate, è chiaro; però, come ripeto, le ha sempre superate con grande dimestichezza e volontà, e questa è sicuramente la sua forza”.
Guardando il suo primo gol con la Roma in Coppa Italia, cosa ha pensato da “scopritore”: orgoglio, rivincita o la conferma di una scelta che per voi era già chiara anni fa?
“Ma per chi fa il mio lavoro l’orgoglio più grande è aver dato la possibilità a un ragazzo di fare la sua strada, essere messo nelle condizioni di potersi esprimere per avere magari una carriera brillante davanti. Il resto sicuramente adesso lo dovrà fare lui, anche se è presto per parlare, perché arriverà il difficile, in quanto avrà tutti gli occhi addosso e dovrà dimostrare quanto vale, e io di questo ne sono sicuro, che potrà fare una carriera molto, molto importante”.



