Errori incomprensibili. Aia, arbitri e Var: serve un cambiamento

La Gazzetta dello Sport (A. Di Caro) – Il Var è nato per correggere il più possibile gli errori, anche se ultimamente induce addirittura l’arbitro a sbagliare (vedi Fiorentina-Roma). In ogni caso gli errori non potranno mai essere eliminati al 100 per 100, perché come in campo così al monitor c’è sempre un uomo: e può sbagliare. 

Ma ci sono errori ed errori. Alcuni, per quanto gravi ai fini del risultato, possono essere compresi, perché legati alla dinamica delle azioni, alla forza degli impatti, alla confusione in aree affollate, tra grovigli di gambe. Ma quando gli errori sono evidenti e gli arbitri non vengono richiamati o quando anche al monitor si persiste nell’errore, allora gli sbagli diventano incomprensibili.

E quando qualcosa non si riesce più a comprendere, vuol dire che il problema è grave e pericoloso. Perché insinua dubbi in dirigenti, tecnici, giocatori, tifosi, fa scatenare polemiche e rende credibili proteste e vittimismi. Certi svarioni non solo decidono, condizionano, indirizzano partite, più o meno importanti, ma gettano una macchia sulla stagione e costringono a riflettere sull’organizzazione del sistema arbitrale, sulla figura del presidente Aia (che non si vede e non si sente), sul faticoso lavoro tra alti e bassi del designatore, sul livello dei suoi stretti collaboratori, sulla qualità bassa dei fischietti esperti e giovani, sul rapporto arbitri-varisti.

La difficoltà di questa stagione, complice anche la scelta di unire sotto un unico designatore Can A e B, necessitava di una guida ricca di elementi e di comprovata esperienza. Si poteva mantenere la coppia Rizzoli-Rocchi, si è preferito un difficile passaggio del testimone. La struttura di Lissone avrebbe dovuto aiutare come quartier generale e centro moderno per avviare una separazione delle carriere (arbitri-Var) rimasta sulla carta. Si favoleggiava di un canale tematico arbitrale e di chiarimenti a fine partita: tutto fermo.

Davanti ad errori e strafalcioni nessuno è mai uscito allo scoperto, fatto chiarezza o aperto l’ombrello. Siamo il campionato più ricco di proteste al mondo.  Ma quando gli errori diventano incomprensibili le proteste di chi, da Gasperini a Mourinho a Mihajlovic, si sente defraudato trovano comprensione e nuova forza. Scudetto, europa, salvezza: tutto è ancora aperto. Incrociamo le dita. Poi il prossimo anno si dovrà cambiare. A livello organizzativo, di comunicazione e di gruppi di lavoro.

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