Il Tempo (A.Austini) – Per la storia. Della Roma, che stasera può tornare a vincere un trofeo dopo 14 anni di digiuno, mettendo in bacheca la prima Conference League. Di Mourinho, pronto a diventare l’unico tecnico al mondo a conquistare un titolo europeo in quattro club diversi. Alla vigilia della finale con il Feyenoord nell’Arena Kombetare di Tirana il più atteso, osservato, fotografato, circondato è ovviamente il portoghese. Ma è un Mourinho diverso da quello di Leicester, più serio, pacato, anche se le battute non mancano. “Questo è il mio modo di essere, sono solo concentrato. L’esperienza non aiuta, pensavo di sì invece mi sento come se fosse la mia prima finale“.
L’obiettivo è chiaro. “Con il Torino abbiamo conquistato l’obiettivo che meritavamo e puntavamo, entrare in Europa League, ma non abbiamo scritto la storia. Quello si fa vincendo la coppa e dobbiamo dare tutto. Mkhitaryan mi ha detto che si sente bene, mi fido della sua esperienza quindi è a disposizione. Quando arrivi all’ultima partita della stagione il lavoro è fatto, con lo staff ci siamo chiusi dentro Trigoria da sabato ma non c’è nulla da aggiungere in questi giorni: sarà il giorno dei giocatori. Non credo a pozioni magiche, non c’è nulla di speciale che io possa fare“.