Corriere dello Sport (R.Maida) – Nel giardino di Edin si entra a braccia larghe, come per spiccare il volo, con l’idea che per cambiare vita non sia necessario essere altrove ma basti invece sentirsi felice nel posto più familiare. In quell’esultanza libera, disinvolta sotto la Curva Sud c’è il nuovo Dzeko, che è sempre stato un centravanti fortissimo ma nel suo triennio alla Roma non era mai stato così spietato davanti a un portiere avversario. E nemmeno davanti ai difensori, come ha constatato il povero Ordets che è finito negli spogliatoi con un cartellino rosso dopo aver perso la marcatura.

CORSA – Invece, quando ha intuito la traiettoria dell’assist di Strootman, una di quelle palle laterali che piacevano tanto a Totti, Dzeko ha aggredito la profondità del campo con la ferocia di Ibrahimovic; e, toc, con un movimento soave del piede destro ha anticipato i tempi di reazione di Pyatov segnando il gol della qualificazione. Un’occasione, o quasi, un gol, che lo porta a quota 6 in Champions League con la maglia della Roma: ha già staccato Roberto Pruzzo, che giocò solo un’edizione di Coppa campioni bella e dannata chiusa il 30 maggio (giorno della prossima finale a Kiev) e la strana coppia Cassano-Panucci. Allineato a quota 6, come si vede nella tabella, c’è Daniele De Rossi, che vanta anche un record non indifferente: è l’unico giocatore ad aver provato l’ebbrezza di tre quarti di finale a Trigoria. Davanti in classifica Dzeko vede adesso solo l’irraggiungibile Totti (17) e il montenegrino Vucinic, che lo precede a 8.

GRANDE TRA I GRANDI – Evidentemente il giardino di Edin sta diventando quello delle grandi partite. Oltre ai 6 gol segnati nelle 17 presenze in Champions League con la Roma – se consideriamo anche Wolfsburg e City la cifra sale a 13 in 47 partite – Dzeko ha raggiunto quota 14 nelle coppe europee. E in generale ha segnato almeno una volta contro tutte le migliori avversarie italiane: 4 gol contro il Napoli, 3 contro il Milan, 2 contro Inter e Lazio e 1 contro la Juventus. E per una questione di rispetto verso se stesso, ha segnato già a tutte le squadre di questa Serie A, compresa la Spal che ha affrontato per la prima volta nella partita d’andata di questo campionato.

FESTA – Sabato, in viaggio verso Crotone, festeggerà con il miglior umore possibile suoi 32 anni. Era stato messo in discussione dalla società per convenienza finanziaria, era arrivato a un passo dal Chelsea, «ma sono rimasto per vivere serate come quella contro lo Shakhtar». Ha avuto ragione Dzeko, ha avuto ragione Di Francesco che lo ha saputo gestire da bravo padrone di casa: gli ha dato ospitalità incondizionata nel momento del bisogno, quando Monchi era in piena trattativa con Londra, mentre lo ha lasciato fuori (contro il Milan) quando si è reso conto che la soglia di attenzione si stava abbassando. Il risultato, anche attraverso una serie di colloqui stimolanti, si è visto a Napoli, dove Dzeko ha ripetuto la doppietta della scorsa stagione. E poi martedì in Champions, quando ha ottenuto il perdono per gli errori dell’andata meritandosi un posto nell’Eden degli attaccanti romanisti, da Batistuta a Voeller. L’Eden di Edin è un giardino raffinato, da gustare con i tempi giusti. Ma quando lo apprezzi poi non lo vorresti lasciare più.