La Repubblica (E.Currò) – Nel suo cammino di Santiago, per beffardo intreccio toponomastico, la Nazionale ha fatto tappa catartica al Santiago Bernabeu: ne è uscita malconcia. Il 3-0 per la Spagna, che nel primo tempo aveva già chiuso la questione con due gol del madridista Isco osannato in loco, impone ora che il percorso di purificazione prosegua fino ai temuti spareggi di novembre. Dopo le partite contro Israele, Macedonia e Albania utili soprattutto per rialzare il morale, ci saranno appunto i play-off: all’orizzonte c’è il Mondiale russo, oppure il nulla.

La trama, dentro lo stadio in cui gli azzurri non mettevano piede dalla notte del Mundial ’82 di Paolo Rossi, è parsa da subito complicata. Soltanto i tre punti avrebbero conferito ai discendenti di Pablito lo status di eroi, ma il paragone è presto scolorito. Il naufragio ha coinvolto in primis i marinai più esperti. Buffon ha pasticciato sulla punizione dello svantaggio. Bonucci l’ha provocata. De Rossi e Verratti, ammonito dopo 3’ per un fallo evitabile su Busquets, si sono lasciati sballottare dalle onde, che i giocolieri spagnoli cavalcavano con maestria da equilibristi. È rimasto ai margini della scena Insigne: schierato a sinistra, nella catena con Spinazzola smarrito sul palcoscenico ignoto, l’invocato fantasista ha fatto quasi il mediano, osservando gli attacchi sulla fascia opposta, percorsa con costrutto da Candreva.

La sconfitta è stata anche tattica. Ventura e Lopetegui si sono sfidati in un lungo risiko, che l’infortunio di Chiellini alla vigilia ha sbilanciato. Con la rinuncia alla difesa a tre, coperta di Linus delle sfide di successo contro la Spagna, il progetto dell’infoltimento del centrocampo e di Verratti trequartista è virato verso un 4-2-4 soltanto teorico per assenza del pallone, monopolizzato dai sei centrocampisti avversari. Rinunciando al centravanti classico Morata, Lopetegui ha infatti rivitalizzato la famosa teoria del falso nueve e del vortice di scambi di posizione, che non offre riferimenti alle difese altrui. Il virtuoso Silva si è immolato nel ruolo cruciale, aprendo spazi al prezioso destro di Isco e al decantato sinistro di Asensio, nonché ai tagli di Iniesta e le percussioni di Koke. L’effetto è stato quello di sovrastare tecnicamente e numericamente la coppia Verratti-De Rossi e ridurre le offensive dell’Italia alle azioni di Candreva e Darmian sulla destra e a qualche lancio frontale di Bonucci per Belotti.

L’assenza di adeguato filtro, dopo l’allarme di una punizione per l’affannato rientro di De Rossi su Koke, è stato alla base del fatale fallo di Bonucci su Asensio: la morbida punizione di Isco ha colto Buffon in ritardo. Sul cross di Candreva la testata di Belotti parata da De Gea ha spento l’illusione del pari. Il monologo spagnolo è stato interrotto da un’altra intuizione di Candreva, sperperata da Verratti, prima del pugno decisivo: gli azzurri non sono riusciti a spezzare una rete di passaggi al limite e Isco, sterzando su Verratti, li ha puniti.

La ripresa, aperta dall’unico guizzo di Insigne, un piatto destro parato da De Gea su assist all’indietro di Immobile, è stata più equilibrata. Isco ha comunque liberato il terzino Carvajal al pallonetto, salvato da Buffon. Tra le armi via via sfoderate dalle panchine – Eder, Bernardeschi, Gabbiadini, Morata e Saul – la più efficace si è rivelata il centravanti sacrificato da Lopetegui: Morata ha toccato in gol l’assist di Ramos in contropiede, sul secondo palo. La passerella finale del formidabile Isco, cui ha dato il cambio il redivivo Villa, è l’immagine che si sovrappone, 35 anni dopo, all’urlo di Tardelli. Il cammino di Santiago riprende dopodomani da Italia-Israele a Reggio Emilia.