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Dzeko, un gol per il futuro

di Redazione

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Il Corriere dello Sport (M.Evangelisti) – Talvolta basta un derby. Purché ci si lasci l’impronta, come sulla Celebrity Walk di Hollywood. Una stella e non ti serve altro, eccoti degno di memoria per qualche decennio. Edin Dzeko ha questo piano in testa. Ce l’ha davvero, perché il derby per lui non è più sentito dire, racconto astratto. L’ha giocato, l’ha persino sbloccato, probabilmente risolto. Ha ottenuto il rigore (che forse non c’era) e l’ha realizzato. La partita dell’andata è cominciata così, Gervinho le ha dato il colpo di grazia.

SOLFA – Su Dzeko è inutile ripetere la medesima solfa: che non segna abbastanza, che sbaglia troppo, che non è l’ariete descritto nelle cronache favolistiche d’inizio stagione. E che è pur sempre uno che tra i suoi 7 gol e 4 assist totali in campionato ne ha messi insieme rispettivamente 4 e 3 nelle ultime 6 giornate. Se segnasse domenica contro la Lazio porterebbe le reti stagionali, compresa la Champions League, a 10. Chiaro che per segnare devi giocare. Il telecomando non è valido. Quindi bisogna chiedersi se l’allenatore Luciano Spalletti ha intenzione di ricorrere al bosniaco. Che intanto ieri sera ha sforacchiato la Svizzera: 46º gol con la Nazionale. Il terzetto d’attacco mobile e fluido, con Salah, Perotti, El Shaarawy più Pjanic a sostegno, di questi tempi solletica la fantasia. E alla fine è ancora, al netto delle ultime verifiche, la soluzione più amata dal tecnico. Questi però ha dato uno schiaffo alla miseria a Madrid, riversando in campo tutto il potenziale offensivo e quasi sfondando. Lì Dzeko ha gridato più volte presente, talmente a squarciagola da restare senza fiato al momento di spingerla in porta.

FATICA – Al via del derby non sappiamo. In corso di partita Dzeko andrà a mettersi di sicuro in mezzo, magari quando la difesa della Lazio sarà stanca per il prevedibile girovagare. Dipende dagli eventi, è chiaro, però qualche buona previsione si può avanzare. Anche perché questi sono giorni in cui si fa il futuro prossimo, quello degli altri e il proprio. Dzeko sa benissimo che Pjanic, sua testa di ponte romana nel corso della lunga trattativa tra i giallorossi e il Manchester City, ha sentito odore di trasferimento. Siccome dal terreno fertile delle centinaia di tifosi che lo hanno accolto all’arrivo a Roma è fiorito sostanzialmente poco, l’idea di rinunciare a quattro dei cinque anni di contratto appena firmato comincia a traforare le sue certezze. Ma poi basterebbe un gol nel derby, possibilmente decisivo, per purificare la coscienza di tutti, a partire dalla sua. Dzeko non ha voglia di andarsene, non mettiamo chiacchiere in giro, e la Roma non ha voglia di cercare una squadra che paghi per lui e un’altra che tiri fuori un centravanti migliore. Tripla fatica, contando lo sforzo fatto per ingaggiarlo. In casi del genere il derby può essere pozione di guarigione o veleno, ma vale la pena prendere la coppa in mano e provare a bere.