Cappelli era in carica dal 4 luglio scorso, ad interim, dopo l’addio di Rosella Sensi e in attesa dell’insediamento dell’imprenditore arrivato da oltreoceano che dal 18 agosto era già proprietario della società al 60 per cento con gli altri tre soci (e suoi amici d’infanzia) del consorzio statunitense James Pallotta, Richard D’Amore e Michael Ruane. Il primo appuntamento da presidente operativo già in giornata, quando incontrerà Gianni Petrucci, presidente del Coni. Ieri all’ora di pranzo, a Trigoria, l’inizio della nuova éra. L’attuale cda, a fine mandato, ha preso atto delle dimissioni di uno degli 11 consiglieri, il commercialista Silvio Rotunno (ringraziato per il lavoro svolto) e, come previsto, ha cooptato al suo posto proprio DiBenedetto che, in una coda della riunione, ha ricevuto tra gli applausi il testimone dall’avvocato Cappelli. Il bostoniano, accompagnato dall’amico Joe Tacopina ormai sempre presente al suo fianco, ha detto poche parole in italiano (proprio come ha fatto a Roma Channel, per gli auguri a Totti), senza nascondere un po’ di commozione. «Tom era davvero contento» ha confermato Cappelli al momento di lasciare il centro sportivo Fulvio Bernardini. Il neo presidente, in serata, ha chiesto di rivelare il suo stato d’animo sul sito Internet del club giallorosso (con traduzione anche in inglese): «È un vero onore per me essere formalmente nominato presidente della AS Roma, una società e una squadra con una storia tanto lunga e gloriosa. Noi continueremo a lavorare intensamente per fare della Roma una squadra di cui i suoi appassionati tifosi possano essere orgogliosi». Da ieri, insomma, DiBenedetto è presidente con pieni poteri (come l’ad Fenucci ha tutte le deleghe operative), ma a ratificare la nomina sarà l’Assemblea dei soci del 27 ottobre. Quel giorno si conoscerà anche il nuovo consiglio di amministrazione: le liste con i nomi si dovranno presentare entro lunedì. I consiglieri, in partenza saranno 13 e non più 11 (da tempo si discute se allargare il board addirittura a 15). La cordata Usa sarà rappresentata da 7 consiglieri: i quattro soci DiBenedetto, Pallotta, D’Amore e Ruane, più Fenucci e Baldissoni, già inseriti quest’estate nel cda, e Tacopina che aspira alla carica di vicepresidente. Unicredit, invece, avrà 5 membri: Fiorentino, Cappelli, Mingrone, Venturini e Marra. Il consigliere numero 13 sarà un tecnico. Se gli statunitensi decideranno di inserire un manager straniero (probabilmente suggerito da Pallotta), sarà l’avvocato Baldissoni a figurare come tecnico nel board. Il cda è durato quasi due ore, compresa l’interruzione per assaggiare la pizza offerta da capitan Totti. Più lungo degli ultimi perché all’ordine del giorno c’erano alcuni aspetti tecnici da discutere e mettere a punto, a cominciare dall’approvazione del bilancio al 30 giugno 2011 (124,3 milioni di fatturato e 30,6 milioni di perdite), fondamentale, dopo la sospensione decisa dalla Consob, per il lancio dell’Opa. In più è stata decisa la posizione da tenere sull’iniziativa, bocciata giovedì scorso dall’Osservatorio, della special card (mini abbonamenti da 16 gare) che doveva partire venerdì 23 settembre. E che è stata solo rinviata: perché la società giallorossa vuole andare avanti. Anche a costo di sfidare il Viminale, come si legge nella parte conclusiva del comunicato del club: «riconsiderare drasticamente la strategia di fidelizzazione alla base del programma tessera del tifoso».
Il Messaggero – Ugo Trani