Stavolta Mr Tom DiBenedetto si concede al radiogiornale della Bbc. Progetti, idee, grandi e piccole ambizioni calcistiche di un presidente novizio.
La Roma è in costruzione, ha appena perso un derby importante E proprio davanti ai suoi occhi. Ma il futuro non è finito, è sempre presente. E in testa, il solito principale progetto: emulare il Barcellona, nel gioco (sicuro) e nei traguardi (è la forte speranza). Tanta roba, un’utopia per molti. Ma a Tom la sfida piace, lo affascina, al di là di ogni pubblico scetticismo.
«Che c’è sempre, certo. Io penso che la gente stia lì ad aspettare di vedere dove andiamo a finire, che risultati portiamo. In realtà nel business di molti club italiani, gli stranieri già ci sono, ma noi abbiamo in testa un modello straniero. Noi pensiamo il lato calcistico come fanno quelli del Barcellona: sì, il nostro modello è quello. Per questo c’è molta gente che aspetta a dare giudizi definitivi sulla nuova Roma». Non potendo avere Guardiola, si è puntati su Luis Enrique. «Crediamo che il calcio sia vincere, ma la vittoria non arriva solo sul campo, ma per altri fattori: il lavoro, gli allenamenti, il gruppo, la fede che si ha nei calciatori, nella vicinanza che riesci ad avere con loro e nel modo di capire il loro sistema di gioco. Che tu sia Lionel Messi o un altro della squadra, sei una parte del team: solo così il gruppo avrà modo di crescere. Luis ricorda costantemente ai nostri giocatori tutto questo e passa la maggior parte del suo tempo ad aiutare lo sviluppo nel gruppo di questa cultura. È la strada da battere per la Roma». Vincere, come detto, significa guadagnare. Business.
Tutto comincia dal primo traguardo possibile: il rientro in Champions League. «Non ci sono obiettivi di questo tipo. Chiaramente noi metteremo in campo la squadra migliore, quella che noi crediamo possa essere la migliore con il budget che ci siamo dati. Abbiamo speranze di quel genere. Vogliamo entrare nell’elite europea». Torna a parlare di Totti, fresco fresco di abbraccio con tanto di sorriso con Baldini. «Francesco è una vera icona non solo di Roma, ma d’Italia. Uno dei più grandi nella storia. E, devo dire, mi ha impressionato più di ogni altro, per quanto duramente lavori per essere lui stesso una parte importante di questo nuovo sistema. Ogni giorno dopo l’allenamento, lo vedi a Trigoria sottoporsi ad un lavoro extra per essere sempre nelle condizioni migliori. E se ognuno potesse seguirlo individualmente sul campo si accorgerebbe di questa sua cura particolare. Totti potrà giocare ancora molto. Poi un futuro da dirigente? Deciderà lui, Francesco farà sapere cosa vorrà fare della sua vita, quel giorno». Un Francesco Totti, appunto, rinfrancato dall’incontro con Baldini, che nella Roma sarà il direttore generale o il «presidente italiano». «Franco è stata la prima persona da me contattata, ha appena cominciato a lavorare per noi, ma è già stato molto presente in questi mesi in cui il processo di cambiamento della Roma è partito».
Il Messaggero – A Angeloni