Il Tornatora

Diaconale: «Il razzismo c’è. Ma contro la Lazio»

di Redazione

Il Tempo (L.Salomone) – L’obiettivo è chiaro: bloccare la macchina del fango lanciata come una Ferrari a 300 km orari contro la povera Lazio. Lotito tace, incassa il deferimento e prepara la controffensiva mentre Arturo Diaconale, responsabile della Comunicazione spiega alcuni passaggi di questa vicenda cominciata con le orribile immagini di Anna Frank con la maglia della Roma. La Lazio è una società che nei fatti si è adoperata con molteplici iniziative nella lotta contro il razzismo, Lotito non ironizzava contro la comunità ebraica che voleva disertare l’incontro (o meglio una parte di essa visti i documenti che pubblichiamo oggi) alla visita della Lazio tanto che ha già pronte un bel pacco di querele per tutelare la sua immagine in sede penale e civile. Ma andiamo con ordine.

Diaconale ci spieghi bene che cosa è accaduto lunedì?
«Ero a Formello per una una riunione con Gargano, Canigiani e De Martino e mi arriva un messaggio di Pavoncello».

Che le chiede il membro della comunità ebraica?
«Mi ha detto se avessi visto che era successo in curva sud».

E poi?
«Mi ha proposto di portare un mazzo di fiori davanti alla Sinagoga in segno di solidarietà. Poi mi ha inviato anche delle mail (pubblicate in alto, ndr)».

A quel punto che ha pensato di fare?
«Ho letto il messaggio a tutti: “avete visto che casino hanno combinato questi cretini”, ho esclamato e ho informato Lotito che era impegnato in Lega».

Che le ha risposto Lotito?
«Mi ha subito dato l’ok per portare la corona in Sinagoga: a quel punto cominciano a sorgere i problemi».

In che senso?
«Funaro della comunità parla con De Martino e gli spiega che la corona non basta. Finisce la riunione verso le 19, poco dopo mi richiama Stefano (De Martino, ndr) dandomi la certezza del rifiuto della comunità. Richiamo subito Lotito che contatta Pavoncello: lo invita ad andare avanti ma è evidente quanto non sia chiara la loro situazione interna».

Ha contattato altri personaggi della comunità?
«Verso le 21 mi manda un messaggio Riccardo Pacifici, lo conosco da tempo, è un amico, sa che sono filo israeliano, ho scritto anche un libro su Israele:mi invita a chiamare la presidentessa Dureghello».

E lei che ha fatto?
«L’ho subito chiamata ma lei mi ha risposto freddamente affermando che gli altri sono a New York, che non basta la presenza di Lotito e dei dirigenti del club, servono anche calciatori, c’è bisogno di una delegazione rappresentativa».

Quindi?
«Avverto Lotito che chiama Peruzzi il quale si attiva subito per la presenza di Wallace e Felipe Anderson visto che il resto della squadra a quell’ora doveva allenarsi prima della partenza per Bologna. Rimango d’accordo che avrei chiamato la presidente Dureghello la mattina dopo, prima dell’evento. La contatto alle 10, mi risponde che aveva da fare e che mi avrebbe richiamato: non l’ho più sentita».

Qual’è secondo lei il motivo del rifiuto?
«Siamo andati, depositiamo la corona, c’erano osservatori che non si sono fatti riconoscere, ma nessuno della comunità. Per noi era un atto per prendere distanza da coloroi quali avevano attaccato quelle immagini orribili con la foto di Anna Frank. In realtà ora mi è tutto chiaro: consideravano Lotito e Lazio corresponsabili per aver aperto la curva Sud. Secondo loro Lazio uguale squadra razzista. Tutto questo nonostante Lotito avesse combattuto una lunga lotta contro gli estremisti per togliere razzismo e illegalità presenti all’interno delle curve».

Come si spiega questa generalizzazione?
«Gli ebrei sono vittime della cultura che porta alla colpa collettiva. Un’intera categoria sociale viene colpevolizzata come accaduto in Germania quando fu data agli ebrei la colpa di aver fatto perdere ai tedeschi la Prima Guerra Mondiale. Per me questo meccanismo è inaccettabile».

Torniamo al lunedì. Ma la parola incriminata «sceneggiata», come è venuta fuori?
«Semplice, Lotito mentre parlava con Pavoncello ha espresso il suo dispiacere per un atto pubblico che avrebbe perso molto della portata mediatica senza la presenza della comunità. Quell’audio non ha nessun valore giuridico, per questo Lotito ha dato mandato ai suoi avvocati di querelare tutti gli organi di informazione che hanno leso la sua immagine e quella della Lazio società quotata in Borsa, in sede civile e penale».

Intanto la bufera era sempre più totale.
«La circolazione di quell’audio potrebbe aver portato alla corona gettata nel Tevere anche se a livello temporale i due momenti non combaciano. E poi bisogna essere sinceri anche quando abbiamo portatola corona, mentre stavamo andando via, c’era un ragzzo della comunità che urlava insulti contro Lotito e la Lazio».

Come si chiuderà questa vicenda?
«Ci sono telecamere e le guardie della comunità, mi aspetto che sia fatta piena luce su chi sia stato. Sono stati identificati i ragazzini che avrebbero commesso il reato di istigazione all’odio razziale in curva, per me anche quell’episodio vale come istigazione all’odio».

Che c’è dietro il deferimento di Lotito?
«Vogliono creare problemi in Federcalcio e nelle sue battaglie politiche sportive e ora stanno strumentalizzando Anna Frank. Il presidente del Coni Malagò sia più prudente dicesse “Io sono contro Lotito in federazione”. Pure Tavecchio eviti di parlare di queste cose. È un deferimento a orologeria, vogliono danneggiare il presidente. È una vicenda umiliante per chi sta usando la Shoah e Anna Frank per questi fini».

Qual è il risultato finale?
«Sono riusciti a ricompattare gli ultras di tutta Italia e non so dove ci porterà questa cosa. E poi in alcune scuole ci sarebbero professori che chiedono ai bambini “non venite alle lezioni con la maglia della Lazio, vuol dire che siete razzisti”. È una caccia alle streghe che non fa bene a nessuno».