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Di Francesco: «Niente scuse»

di Redazione

Corriere dello Sport (R.Maida) – Furibondo. Ha scosso le pareti nell’intervallo allo stadio di Vigo, dove nel 1982 l’Italia pose le radici di un trionfo Mundial. Chissà che anche alla Roma, come un tempo a Bruno Conti, certe figuracce possano servire per il salto di qualità in vista delle partite che non si possono sbagliare. Ma intanto Eusebio Di Francesco per la prima volta ha perso le staffe, in privato e in pubblico. «E’ stato un disastro – ammette in sala stampa – sotto tutti i punti di vista tecnico, tattico, fisico. Di tutta la preparazione estiva dobbiamo cancellare in fretta questo primo tempo. Ci sarebbe voluto un time-out per rimettere in sesto la situazione, perché il Celta ci ha letteralmente massacrati. Avremmo potuto prendere altri gol, non ci sono scusanti».

ATTEGGIAMENTO – Insiste su un aspetto, quello psicologico: «Abbiamo sbagliato completamente approccio alla partita. E siccome per me si gioca come ci si allena, evidentemente ci siamo preparati male. Di questo il primo responsabile sono io. Sono io a dover insegnare certe cose che non sono state assimilate. Dovremo alzare la qualità degli allenamenti». Si tocca il logo della Roma sulla polo bianca, sul punto del cuore: «Non si può giocare una partita del genere quando indossi questa maglia. L’unico fatto positivo è che sia successo in amichevole. E anzi mi auguro, mi auguro (lo ripete, ndr) che questi quattro schiaffi ci servano da lezione. A tutti, me compreso. A Siviglia avevo visto una squadra in forte crescita, anche sul piano fisico, qui invece è andato tutto male. Ok, meglio nel secondo tempo ma questo è fisiologico: quando vinci 4-0 tendi a rallentare…».

BOCCIATURE – Nel secondo tempo però sono entrati sei titolari. Non sarà che le alternative non sono all’altezza, almeno per il momento? «Bisogna valutare tutto. E lo faremo. In questo caso per me era doveroso cambiare buona parte della formazione, sia per testare chi aveva giocato meno sia per far riposare chi aveva giocato di più. Chi gioca, chiunque sia, deve dimostrare il proprio livello». Anche per le strategie di mercato, la scoppola di Vigo può rappresentare uno tsunami: «Pensiamo a tutto, non trascuriamo niente. Questa partita ci darà degli spunti importanti. Quando provi delle cose in allenamento e sul campo metti in pratica il contrario, c’è qualcosa che non va. Non credo sia un problema di adattamento tattico, anche se dobbiamo migliorare su ogni aspetto: il pressing, il fraseggio, le verticalizzazioni. Passare da un 4-2-3-1 a un 4-3-3 non è traumatico. E’ una questione di atteggiamento. Forse prima i giocatori erano abituati a preparare le partite in maniera diversa, non andavano nemmeno in ritiro… E’ un paradosso no? Siamo insieme in albergo per quattro-cinque giorni e i risultati sono questi? Bisogna cambiare. Non si possono sottovalutare gli avversari, è inaccettabile». Soltanto dopo lo sfogo, comprensibile, Di Francesco lancia un messaggio di incoraggiamento ai tifosi: «Sono convinto che andremo a Bergamo e fare una grande partita. La squadra ha lavorato bene durante l’estate e sarà pronta per gli impegni ufficiali. Ma dovremo prepararci giorni prima, non un’ora prima del calcio d’inizio…».