Di Francesco, l’ultimo dei caduti. Dal 1999 solo tre gestioni tecniche sono durate almeno un biennio

di Alessio Nardo

Pagine Romaniste (Alessio Nardo) – E’ finita. Ed era ormai nell’aria. Anzi, probabilmente è durata più del previsto. L’avventura di Eusebio Di Francesco sulla panchina della Roma, secondo molti, si sarebbe già dovuta concludere da tempo. Forse dopo la sconfitta di Bologna, a settembre, o dopo la rovinosa disfatta di Firenze in Coppa Italia. Paga il mister perché, ci insegnano, cambiare un intero gruppo a metà stagione non si può. E dunque, spazio al clamoroso ritorno di Claudio Ranieri, uno che poco meno di 10 anni fa seguì lo stesso identico percorso del mister abruzzese: da eroe cittadino, con tanto di impresa sportiva sfiorata, a zimbello pluribistrattato nel giro di pochi mesi. Costretto ad andarsene a gambe levate, nel febbraio 2011, vista l’appurata incapacità nel risollevare le sorti di una squadra a pezzi.

L’esonero di Di Francesco è la prosecuzione di una maledizione. Il consolidamento di un sortilegio misterioso che aleggia dalle parti di Trigoria. Far bene sulla panchina della Roma per almeno due anni di fila è pressoché impossibile. Solo tre uomini hanno retto l’urto negli ultimi 20 anni: Fabio Capello, che rimase in giallorosso per un intero quinquennio, oltre al “primo” Luciano Spalletti (quattro anni e un pezzettino) e Rudi Garcia (due anni e mezzo). Quest’ultimo, peraltro, cacciato a pedate dopo aver fatto molto bene al debutto (85 punti e 10 vittorie consecutive ad inizio campionato) per poi soffrire a partire dalla seconda stagione, conclusa comunque con un secondo posto importantissimo in Serie A.

Tutti gli altri hanno avuto vita breve. Prandelli, scelto per il post Capello, non iniziò nemmeno il suo percorso romanista. Si dimise al termine dell’estate pre-campionato a causa di gravi problemi personali. Poi Voeller, autoesclusosi dopo un mese traumatico, e Gigi Delneri, in sella per un semestre prima di abbandonare (anch’egli) all’indomani di una fragorosa sconfitta a Cagliari per 3-0. Solo una parentesi trimestrale per Bruno Conti, traghettatore al pari di altri uomini scelti negli anni successivi: Vincenzo Montella e Aurelio Andreazzoli. Per loro mezzo campionato a disposizione. Un anno e poi tanti saluti per Luis Enrique, 7 mesi scarsi per lo Zeman bis, 17 per il secondo Spalletti. Infine, Di Francesco. Vicino alla beatificazione per una finale di Champions League sfiorata, ed ora cacciato in favore dell’ennesimo cavallo di ritorno. Che la giostra vada avanti.