
Corriere dello Sport (R.Maida) – Tutto nero. L’uniforme della Roma, il cappello di lana in testa, il cielo della serata genovese. Non ci sono mezze misure, sembra un contesto perfettamente allineato al suo umore. Daniele De Rossi sbuca dai varchi di sicurezza dell’aeroporto prima dell’imbarco, è immune anche alle smorfie, ma può registrare l’incitamento di due tifosi in attesa e di qualche predatore di selfie: «Vai, capitano», «Coraggio, siamo con te».
FOLLIA – E’ soprattutto alla sua gente che De Rossi deve spiegare. A quelli che si sono sobbarcati molte ore di pullman, a quelli che stavano a casa a maledire due punti persi, a quelli che hanno viaggiato in aereo in mattinata e per il forte vento sono stati dirottati su Pisa dopo un volo da brividi. Beh, almeno ci ha messo la faccia dopo lo schiaffo a Lapadula che è sembrato quasi uno schiaffo allo scudetto.
ROSSO E PENALTY – Rigore ed espulsione quando la partita era sotto controllo, quando il Genoa che si difendeva sempre era ormai rassegnato al peggio, quando El Shaarawy aveva garantito il risultato che serviva. Fa bene Di Francesco a sostenere che «ci siamo pareggiati da soli». Come si può? Perché? De Rossi ha provato a prendere le misure alla realtà, con senso di responsabilità, ai microfoni della tv di famiglia. Non è stata un’intervista, è stato un messaggio vocale. «Purtroppo le immagini sono brutte – ha detto subito dopo la partita – chiedo scusa ai compagni, all’allenatore, ai tifosi. Dovevo stare più attento».
GIUSTIFICAZIONE – C’è un però in questa storia. De Rossi lo vuole inserire nel discorso, sapendo che sui social già durante la partita impazzava il dibattito sulla recidività dei suoi comportamenti, tra Roma e Nazionale, tra campionato e Champions League, dallo Shakhtar Donetsk al Porto. Velatamente, ma neanche troppo, De Rossi accusa Lapadula. «Nel derby – ha continuato De Rossi – con Parolo e Bastos ce ne siamo date tante in area mentre qui il mio avversario si è buttato, io volevo allontanarlo con una manata. Sono dispiaciuto ma ripartiremo». In effetti è sempre ripartito, anche dopo la gomitata all’americano McBride che gli era costata una gogna mondiale.
CONSEGUENZE – Stavolta la gomitata, virtualmente, l’ha data a un altro americano, il suo presidente Pallotta, che ha visto sfumare un risultato già incanalato. Il ceffone invece sarà punito con una multa, secondo il regolamento interno approvato dai giocatori della Roma, e soprattutto con una squalifica per condotta violenta che potrebbe arrivare a tre giornate: salterà sicuramente Spal e Chievo ma probabilmente anche il Cagliari prima di planare sulla grande notte prenatalizia di Torino contro la Juventus.
L’AVVERSARIO – Lapadula ha cercato in qualche modo di scagionarlo («Sono cose che capitano nella foga agonistica») però il giudice sportivo applicherà il codice. L’episodio inizialmente è stato ignorato dall’arbitro Giacomelli, che è stato poi supportato dal Var. Sarebbe stato rigore per la trattenuta, c’è stata anche l’espulsione per il colpo successivo. Peggio di così non poteva andare: è stato un black sunday.