Crestoso e Pelatoso, neologismi all’accademia del gol

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Il Messaggero (M.Ferretti) – Crestoso. Si può dire, no? E chissenefrega se l’Accademia della Crusca rispedirà al mittente il neologismo. La cosa che più sta a cuore al tifoso della Roma, del resto, è che l’ultimo (o il penultimo? Boh, adesso questo non interessa) arrivato a Trigoria, il crestoso El Shaarawy, stia continuando a lasciare il segno. Occhio ai numeri, che mai tradiscono: sei presenze complessive con la maglia giallo e rossa e quattro gol. Stephan probabilmente neppure nei sogni più belli, quando era inutilizzato e triste a Montecarlo, aveva immaginato un ritorno in Italia così scintillante. E qualcuno, forse, a Milanello si sta mangiando le mani… Sotto gli occhi di Mauro Sandreani, spedito al Castellani dal ct Antonio Conte, Ersciaravi de noantri ha segnato due gol e rafforzato la convinzione di poter indossare la maglia azzurra a Euro 2016, dando al tempo stesso assicurazioni concrete al Clan Italia. Dopo esser stato lasciato a riposo contro il Palermo, ieri si è ripreso il posto e ha inciso in maniera determinante sulla vittoria, la sesta consecutiva, di una Roma sempre più targata Luciano Spalletti. Una prestazione cominciata alla grande, con la rete (bellissima) dopo pochi minuti che ha spaccato in due la partita, e chiusa con il tocco a porta vuota per la prima doppietta da dedicare alla Sud.

L’UNO PER L’ALTRO – Un giocatore ritrovato, tonico atleticamente e ispirato come ai vecchi, bei tempi in fase di finalizzazione. Insomma, le premesse di recuperare per il calcio nostrano un valore in grado di fare la differenza ci sono realmente tutte. Anche perché, come ampiamente mostrato dalle telecamere, Stephan può contare sulla collaborazione di un tecnico come Spalletti, pronto prima a farsi il segno della Croce dopo il terzo gol romanista e poi a dare consigli (bonari rimproveri…) al bomber di serata un attimo dopo averlo richiamato in panchina per far entrare Dzeko. L’uomo di Montespertoli l’ha atteso a bordo campo, l’ha inchiodato lì con poche ma chiare parole spiegandogli le cose che non gli erano piaciute e anche quelle che invece lo avevano accontentato. Poi, una pacca sulle chiappe per mandarlo in panchina a riposare. Non v’è dubbio che il pelatoso Lucio (si può dire, cruscologi?) abbia contribuito in maniera esponenziale alla (ri) crescita del Faraone (e della sderenata Roma di Monsieur Rudi) ma la sensazione è che, come canta Ligabue, il meglio deve ancora venire, sia per il giocatore che per la squadra. Che, sfruttando un calendario non nemico, si è piazzata per (almeno) due notti sul terzo gradino del podio del campionato. Ah, se – guardando la panchina – i dirigenti avessero avuto prima i giusti comportamenti…

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