Il Tornatora

Così Di Francesco ha riconquistato la sua Roma

di Redazione

Corriere dello Sport (G.D’Ubaldo) – È stata la notte di Eusebio Di Francesco. L’ha preparata senza trascurare nulla, ha coinvolto i giocatori dal punto di vista umano, prima che professionale. Ha caricato la vigilia di valori, non di tensioni, come accadeva in passato, facendo sentire i giocatori partecipi di un progetto e non dei subalterni. Eusebio si considera uno di loro, anche se lui è il capo, ha le responsabilità delle decisioni e non fa sconti a chi non dà il massimo in allenamento. Di Francesco ha ricordato ai giocatori quanto fosse importante per tutti arrivare ai quarti di finale di Champions, un traguardo che pochi di loro avevano conosciuto in carriera. Solo Kolarov, De Rossi e Dzeko sono abituati a giocare a certi livelli. Sono stati loro a mettere a disposizione dei compagni la loro esperienza. Quando Di Francesco ha comunicato alla squadra la decisione di restare in ritiro a Trigoria sono stati tutti d’accordo. Ieri al termine della partita i giocatori lo hanno abbracciato, con una partecipazione sincera. Il primo è stato Dzeko, che si era seduto in panchina da pochi minuti. Di Francesco ha stretto un patto con i suoi giocatori, a partire dai senatori, che sono stati i primi ad essere responsabilizzati. Eusebio ha continuato a dare fiducia a Dzeko, De Rossi, Nainggolan, Strootman e Florenzi, anche quando sono stati bersagliati dalle critiche, anche quando il loro rendimento è stato deludente e i voti in pagella erano in rosso. C’è voluto un confronto leale, per certi versi anche duro, da uomini veri, ai quali Di Francesco ha fatto riferimento martedì sera nel celebrare questa vittoria. Dopo la trasferta di Kharkiv e la sconfitta con il Milan è cambiato qualcosa. Il tecnico ha parlato a più riprese con la squadra, ha fatto capire l’importanza di salvare la stagione tutti insieme. Per evitare i soliti alti e bassi bisogna dare continuità, sacrificandosi con un calcio dispendioso che richiede uno sforzo in più da parte di tutti. I giocatori hanno capito che l’unica strada da seguire era schierarsi con il tecnico.

I SENATORI –  Il capolavoro Di Francesco lo ha fatto con Dzeko. E’ stato lui a orientare le scelte di Edin a gennaio, a fargli capire quanto fosse importante la sua conferma nella squadra. Il centravanti si è sentito molto coinvolto. Nella sua decisione è stata importante la famiglia, ma sarebbe stato diverso se non avesse sentito la fiducia totale dell’allenatore. Un altro giocatore che Eusebio ha portato dalla sua parte è stato Nainggolan. A gennaio sembrava perso, irrimediabilmente. Il video di Capodanno, le voci cinesi, una condizione che da quando è a Roma non era stata mai così bassa. Radja sembrava la brutta copia del giocatore ammirato la scorsa stagione. Di Francesco gli ha ricordato che a quasi 30 anni questo era l’ultimo treno che passava per dare una svolta alla sua carriera. Nainggolan si è calato nel nuovo ruolo con una disponibilità che adesso è totale. Ed è il primo ad aiutare il tecnico in campo. De Rossi ha supportato l’allenatore nello spogliatoio, nel trasmettere ai compagni la convinzione di poter voltare pagina.

IL DOPO PARTITA – Ieri sera nessun festeggiamento. Eusebio è andato a cena con la sua tribù in un ristorante sulla Flaminia. Con lui i fratelli venuti da Dragonara, i figli, qualche amico, il procuratore Pietro Chiodi e Cristian Chivu, che ha conosciuto alla Roma quando faceva il team manager. Un brindisi e poi a casa presto, perchè domenica c’è il Crotone.