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E siamo alla seconda. L’intervallo di Boston è stato solo amministrativo, dedicato agli affari e alle relazioni pubbliche. Per i giocatori, un sorbetto per digerire meglio le fatiche della tournée americana. Invece a Toronto si gioca. Almeno, la Roma gioca. Il Toronto FC a ben vedere dovrebbe limitarsi a guardare e a imparare. Eppure non è insensata questa partita con un’avversaria che è penultima con quattro vittorie su 22 incontri nella Eastern Conference. Intanto il Toronto è una squadra, per quanto gracile, mentre la selezione All Stars della Major League, battuta 3-1 la settimana scorsa, non lo era: era invece un raccoglitore disordinato di giocatori in gran parte neppure da corsa. E poi tutto questo fa parte di un piano diabolico preparato dall’allenatore Garcia, che dosa le amichevoli precampionato come dosa nel menu dei suoi la carne rossa e quella bianca. E’ partito con una difficoltà medio-bassa andando a giocare a Salonicco, è salito leggermente di impegno specialmente mentale – si affrontavano alcuni uomini di rilievo come Henry – a Kansas City con la Mls, raggiunge un ostacolo morbido questa sera e chiude con un’impennata rischiosa sabato prossimo con il Chelsea di Mourinho.