
Corriere dello Sport (R.Maida) – A Benevento si è dovuto preoccupare più dei fumogeni sparati dai tifosi della Roma (uno lo ha sfiorato) che degli attaccanti del Benevento. E’ curioso che dopo la grande notte di Champions League contro l’Atletico, Alisson abbia vissuto due partite di quasi totale riposo. E però fanno statistica, anche per lui che di mestiere è un portiere di calcio: in cinque partite stagionali è tornato a casa quattro volte con il clean sheet (lenzuolo pulito, cioè porta inviolata) e se consideriamo anche la partita con l’Inter, nella quale è stato impallinato nel finale, ci rendiamo conto che Alisson è rimasto imbattuto per nove tempi su dieci.
CRESCITA – Non è solo merito suo naturalmente. E’ tutta la fase difensiva della squadra, che si sta abituando al recupero palla nella metà campo avversaria, a rendergli la vita più comoda. Ma quando si è trattato di dimostrare affidabilità, per non dire esplosività, Alisson ci ha messo del suo: persino a Benevento quando ha fermato Coda, inconsapevolmente in fuorigioco ma pronto a calciare a rete.
ALLEGRIA – In poche settimane ha lasciato ingiallire il ricordo di Szczesny. «Non ho mai dubitato delle mie qualità – ha detto a Teleradiostereo – però questo è un momento speciale per me: gioco con continuità, è quello che volevo. Ma dipende soprattutto dalla squadra che si difende con attenzione. E’ la Roma che conta, non i gol. Mi andrebbe bene anche vincere 3-2 se servisse al gruppo».
