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La Gazzetta dello Sport (A. Elefante) – Si faceva presto a dire cinica, oggi mica tanto. Non è più l’Italia che andava in giro preceduta dalla sua fama: quasi più bella che cattiva, non tira più gli schiaffi di una volta. Succedeva anche con Prandelli: l’etichetta di grandi speculatori dell’attacco non ci appartiene più, facciamo pochi gol anche perché ne sbagliamo tanti. E’ successo anche venerdì in Croazia, molto meglio se non succederà domani a Ginevra contro il Portogallo: questione di ranking più che di feeling, e per tirare un po’ su la testa (di serie) servirà vincere, dunque segnare. Italia double face: da quando c’è in panchina Conte, ha sempre creato occasioni e soprattutto ha sempre segnato, nove volte su nove. Però nelle ultime sei partite, amichevoli comprese, cinque volte si è limitata alla timidezza di un gol. Ergo: tre pareggi consecutivi nel girone di qualificazione all’Europeo, quattro nelle ultime cinque partite, con Chiellini e Candreva migliori finalizzatori di questo c.t. in gare ufficiali. Manca l’abitudine a segnare tanto in campionato (della latitanza azzurra al vertice della classifica marcatori si è detto abbondantemente), ci sta mancando un attaccante che abbia come vangelo il non perdonare.

LA SCELTA DI CIRO L’identikit del Ciro Immobile della scorsa stagione, 23 gol in 34 partite: una sentenza. Quest’anno 10 gol in 34 partite: un centravanti più che dimezzato. Che pure il c.t. ha schierato dall’inizio cinque volte su sei quando si è giocato per l’Europeo e dovrebbe farlo di nuovo domani sera, confidando sull’aria europea che a Ciro non dispiace: di quei 10 gol, quattro li ha fatti in Champions League, uno ogni 100’ (media in Bundesliga: uno ogni 323’). Il suo mea culpa: «Quest’anno ho giocato poco e qui ho dovuto lavorare per mettermi al pari con gli altri a livello di condizione fisica. Ho anche segnato poco, certo, ma non è stata tutta colpa mia: una volta il Borussia creava 50 palle gol a partita, quest’anno faceva fatica a portare il pallone in area. Però non mi piace andar via, o anche restare, da perdente: per questo sto riflettendo sul mio futuro, è una scelta importante anche perché fra un anno c’è l’Europeo. Essere accostato a club italiani fa piacere, ma visto che la stagione in Bundesliga inizia prima, intanto andrò a Dortmund a fine mese per conoscere il nuovo allenatore e vedere che aria tira».

GALLERIA DEGLI ORRORI Ma Immobile si beve una dose di autocritica anche da giocatore della Nazionale: «Sì, potevamo segnare di più in tante partite. Il pallone davanti alla porta lo facciamo arrivare bene, dobbiamo essere più concentrati per buttarla dentro». Le palle gol sbagliate (divorate: erano due specie di rigori) da El Shaarawy e Parolo a Spalato sono stati gli ultimi appunti di Conte sul libricino delle occasioni mancate, che iniziò a scrivere già la sua prima sera (ItaliaOlanda: il possibile 3-0 sprecato da Zaza e Destro) e la seconda (Norvegia-Italia: idem con Florenzi e Zaza). Ma i primi sintomi di vera stitichezza si avvertirono a Malta: appena un gol segnato ad una squadra di solito travolta che giocò in dieci per un’ora, e non fu solo questione di sfortuna (legni di Chiellini, Giovinco, Pellé e Candreva). Come quando Cerci, Giovinco e Destro graziarono Berisha (Italia-Albania) e Immobile in Bulgaria mancò l’1-0, il 2-0 e il 2-2, prima che Gabbiadini bruciasse un possibilissimo 3-2. Roba da (prendersi a) schiaffi.