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La Gazzetta dello Sport (C.Zucchelli)  «I gol non devono essere belli, devono soprattutto essere utili». Parola di Alessandro Florenzi. Dopo Roma-Genoa? No, dopo una sforbiciata contro l’Albinoleffe quando era a Crotone, spedito in Calabria a farsi le ossa con poche speranze di ritornare in prima squadra a cercar fortuna a Trigoria. Non poteva immaginare, Florenzi, che quel gol, insieme agli altri 10 realizzati quell’anno, gli sarebbero valsi la chiamata di Zeman che, nell’estate 2012, convinse Sabatini a ricomprarlo per un milione di euro. Adesso Alessandro vale almeno dieci volte tanto e a consacrarlo non sono state soltanto la corsa e l’abnegazione, la volontà e il cuore, la duttilità tattica e la disponibilità al sacrificio, ma anche la capacità di saper realizzare gol utili e belli.

DA STRAMA A BERTOLACCI – La prima volta che ha segnato con la maglia della Roma l’ha fatto davanti a un allenatore come Andrea Stramaccioni che lo conosce benissimo, l’ultima aveva come avversario (anche se in quel momento in panchina) Andrea Bertolacci, compagno di settore giovanile nella Roma ma soprattutto amico con cui condividere esperienze, vacanze al mare. Da San Siro all’Olimpico, 15 reti in 125 presenze e il primo gol, come l’ultimo, è stato splendido: debutto da titolare in Serie A, pennellata di Totti dalla sinistra, inserimento e colpo di testa a schiacciare.

ROVESCIATE E SPALLATE – È l’uomo delle prime volte, Florenzi, tanto che un altro suo gol molto difficile da realizzare è stato quello di Livorno, prima gara ufficiale con Garcia in panchina. Lancio dalla difesa millimetrico di Castan, sinistro a incrociare sul secondo palo e partita chiusa dopo la rete di De Rossi. Ne ha fatti 6 di gol la scorsa stagione, quello indimenticabile è la rovesciata contro il Genoa che fece dire a Totti, al 90’: «Se l’avessi fatta io starei ancora per terra». Si era rialzato subito, Florenzi, che invece a Livorno, per esultare con troppa foga, aveva colpito con una spallata il cartellone pubblicitario facendosi anche parecchio male.

AURORA E BRUNO – D’altronde, è fatto così. Dopo il gol contro il Sassuolo ha abbracciato i compagni, dopo la splendida cavalcata di domenica se n’è andato sotto la curva, l’esultanza che ha fatto il giro del mondo è stata quella dopo il gol al Cagliari che l’ha visto correre in tribuna dalla nonna, Aurora, che qualche giorno prima l’aveva rimproverato per un gol sbagliato in Nazionale. Di rimproveri gliene ha fatti pochi, Bruno Conti, che lo ha visto crescere tra i giovani e oggi se lo ritrova punto fermo della prima squadra. Nato centrocampista, esploso come uomo (avanzato) di fascia, oggi terzino destro di corsa e tecnica, sarà il nuovo Maicon? Forse è presto per dirlo, di certo non è presto per rileggere le parole profetiche di Bruno Conti: «Dicevano che non avesse il fisico, ma anche di me dicevano la stessa cosa». Preso per «8 o 9mila euro dalla Lodigiani nel 2002», per Conti Florenzi «ha corsa, si propone, recupera e sa tirare: è un giocatore completo. Ha resistenza e non ha mai paura». Neanche quella di calarsi in un ruolo che qualche mese fa gli piaceva veramente poco.