I due campioni Manchester City e Atletico sono i campioni in carica dei due campionati più belli e importanti, la Premier e la Liga, e basterebbe questo a descrivere gli everest che si parano davanti alle battistrada della Serie A. Ha senso spaventarsi per questo? Naturalmente no, perché anche i signori perfettini hanno le loro belle magagne. Prendiamo il Manchester City: pur avendo speso l’equivalente del nostro debito pubblico per allestire una rosa di alto livello – chissà come, i suoi obiettivi di mercato non vengono mai via a poco – la sua storia con la Champions è andata poco oltre i preliminari. Quando il sorteggio l’ha infilato nei gironi de la muerte è appunto defunto, arrendendosi al Napoli (e al Bayern) la prima volta e al Borussia Dortmund (e al Real) la seconda; l’anno scorso l’urna ha fatto la brava riservandogli di competitivo il solo Bayern – confermato quest’anno: è una specie di stalking – e dunque non si è potuto esimere dalla qualificazione agli ottavi. Lì, però, è bastato pescare il Barcellonaminore della stagione passata perché Pellegrini non ci stesse più dentro: autobus davanti alla porta in casa propria (!), ed eliminazione cantata fra mille polemiche, perché non ha molto senso spendere e spandere se poi al momento giusto rinunci a giocare. Il City in Europa non ha fiducia in se stesso, aspetto sul quale la Roma esagerata di questi tempi – l’autostima è alle soglie dell’ingresso in orbita – stasera deve colpire con la partita coraggiosa cheGarcia avrà certamente preparato.
I meno ricchi La Juve è attesa da un rivale diverso e per molti versi più insidioso, perché a differenza degli sceicchi di Manchester l’Atletico Madrid è un club col fatturato più che umano: quello dell’esercizio 2012-13 (ultimo disponibile) non arriva a metà della cifra bianconera, come vedete nelle tabelle di queste pagine. L’Atletico che a maggio ha vinto il campionato spagnolo ed è arrivato a due soli minuti dal trionfo in Champions è un avversario scomodo perché ci ricorda che i grandi risultati sono raggiungibili anche senza un budget hollywoodiano; occorre una gestione sublime del mercato, e loro ce l’hanno, e un tecnico capace di spostare il limite del solidarismo di squadra oltre i livelli conosciuti. È probabile che neanche i giocatori dell’Atletico sarebbero disposti a morire per i loro compagni; ma dal ferimento grave in giù, se ne può parlare.
Conta il mondo Se la Roma e la Juve sono le grandi squadre che sembrano (in Italia), si giocheranno i crash test di queste due serate con ambizione e personalità. I risultati naturalmente contano, e dal pareggio in poi potrebbe dirsi compiuta anche la seconda delle sei missioni; ma stavolta sarà il modo in cui terranno il campo in due situazioni ruggenti a descriverci lo stato morale del nostro calcio. A Manchester prima del match mettono su gli Oasis a palla, e la gente si carica come una sveglia. A Madrid la bolgia è tale da non sentire ciò che dice il tuo vicino di sedia. Se entri in campo molle in quegli ambientini, vieni stropicciato come un foglio vecchio del calendario e gettato in Europa League. Animo: sono queste le serate in cui ti accorgi del sangue che scorre nelle vene.
La Gazzetta dello Sport – P. Condo
