Leandro Castan, difensore del Cagliari in prestito dalla Roma, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport ed è tornato sulla sua cicatrice data dal cavernoma. Questo uno stralcio delle sue parole:

Perché ha deciso di pubblicare la foto della cicatrice?
«Deve essere un segno e un segnale di forza, un modo per dire: io ci sono. E anche un esempio per chi sta soffrendo adesso. Perché io sono fortunato».

Perché è guarito?
«Anche. Ho vinto la Libertadores, ho giocato in una squadra come la Roma, indossato la maglia del Brasile, ho una splendida famiglia, non mi manca niente economicamente. Ho scelto io di operarmi quando mi hanno detto che avevo un tumore perché volevo tornare a giocare. Potevo tenerlo, almeno un po’, col rischio che mi esplodesse in testa. Invece ho subito scelto l’operazione».

Ha pensato spesso di smettere?
«Solo due volte. All’inizio e dopo la partita col Verona, la prima di Spalletti. Lì sono crollato, pensavo di non riprendere più. Tornando a casa ho chiamato mio padre e gli ho detto: basta, smetto, mi manca qualcosa».

Poi Torino e Cagliari…
«A Torino ho iniziato bene poi mi sono infortunato. Il mio corpo è cambiato, lo devo ascoltare di più e infatti lavoro con due preparatori. A Cagliari, invece, ho capito che sono ancora un calciatore».

Il futuro?
«Non lo so, verrà qui mio padre e ci saranno un po’ di riunioni».

Il Brasile ha un grande portiere…
«Alisson è il più forte del mondo. Deve decidere cosa fare, ma è intelligente e sono sicuro che sia consapevole di essere già ora in una grande squadra».