Il Tornatora

Britti: “Se Dzeko viene ceduto significa che c’è una sorpresa in arrivo. Contro l’Inter sarà dura, Spalletti è bravissimo”

di Redazione

Il cantante e chitarrista, Alex Britti, è intervenuto ai microfoni de La Signora in Giallorosso, in onda su Tele Radio Stereo. Queste le sue parole:

Fai parte sia del mondo della musica sia di quello del calcio…
Sì, frequento spesso lo stadio. Ci sono sempre andato, prima con mio padre da piccolo e adesso da solo. Quando sono a Roma ci vado. Sono spesso in giro per l’Italia per lavoro e quando capita che c’è la Roma in trasferta la vado a vedere.

L’appagamento dopo la Champions e il derby sono le cause del calo?
La Roma ha il vizio di comportarsi bene con le grandi e affrontare male le squadrette. Perdere punti con le piccole è un vizio che abbiamo sempre avuto. Mi ricordo di Losi che parlando della Roma degli anni 60 diceva le stesse cose. Ci piace essere un po’ sbruffoncelli, se non sentiamo l’atmosfera importante non ci impegniamo. Questa cosa fa parte del romano in generale, anche i calciatori stranieri prendono questo atteggiamento, qui sono rockstar, non come a Milano e Torino. Quando perdiamo siamo una squadra scarsa, poi vinciamo una partita e ridiventano tutti fortissimi.

Che posizione hai verso questo atteggiamento?
Da tifoso, dopo mezz’ora l’arrabbiatura mi passa. Dopo una sconfitta non voglio vedere nessuno ma poi mi passa. Siamo andati bene quando c’era una società stabile e rodata, quando perdiamo vengono contestate anche le colline di Trigoria.

Ti agitano le partenze probabili di Emerson e Dzeko o ti fidi di Monchi?
Dzeko quest’anno segna meno ma è sempre fortissimo e fa gol importanti. Se va via significa che c’è una sorpresa grossa in arrivo, ci vuole un bel coraggio a privarsene in questo momento.

Come vivi questo Inter-Roma?
Con tanta ansia. E’ decisiva e importante, viene in un periodo di scontento dopo una pausa. Abbiamo perso all’Olimpico contro l’Atalanta, andare a giocare contro l’Inter è dura. Spalletti è fortissimo, anche adesso che è andato via da noi.

Che cosa canteresti alla squadra per caricarla?
Servirebbe qualcosa non di mio, qualcosa di più energico. Con l’ansia che ho io prima delle partite…

E’ nato prima l’amore per la musica o quello per la Roma?
Nascono entrambi quando ero ragazzino. La Roma mi è stata trasmessa dalla famiglia, nella mia prima foto a tre anni ero vestito con il completino giallorosso, non si poteva non essere romanisti in famiglia. La chitarra andava di moda quando ero bambino, erano gli anni 70 quelli dei cantautori, ogni comitiva aveva qualcuno con la chitarra.

La Roma è “Una su un milione”?
Sì, lo è. A me piace il calcio anche se non vinciamo, è un bel divertimento. Certo se si vince è meglio.

Una descrizione dell’essere romanista?
E’ una scelta di cuore, chi vuole vincere facile sceglie una squadra con la maglia a strisce. Fa scelte tecniche per sentirsi superiore, se nasci a Roma tifi per la Roma, mi piacciono le squadre che portano il nome della città.