CORRIERE DELLO SPORT (Jacopo Aliprandi) – La maglia è sempre giallorossa. Cambia lo stemma, cambia il Paese, cambia il campionato. Edoardo Bove riparte dal Watford, dalla Championship, dal club della famiglia Pozzo che gli ha restituito ciò che conta di più: la possibilità di sentirsi di nuovo un calciatore professionista.
A un anno e quasi due mesi dal grave malore di Firenze, la sua storia torna sul campo di calcio. È stato un cammino lungo, pesante, fatto di silenzi, paure, domande senza risposta. Un percorso che lo ha messo alla prova come uomo prima ancora che come atleta. Bove ne è uscito diverso, più maturo, più consapevole.
Poi, la scelta. Quella più difficile, forse la più naturale: tornare a fare il suo lavoro. Il Watford gli ha aperto la porta, gli ha teso la mano, gli ha dato fiducia. Ha firmato un contratto di sei mesi, con un’opzione di estensione fino al 2031: non solo un accordo, ma una promessa, un futuro che torna a prendere forma.
Non è solo un trasferimento. È una rinascita. È il calcio che sa ancora essere casa. È la storia di un ragazzo che ha saputo fermarsi, capire, crescere, e poi ripartire. Con la stessa maglia nel cuore, con nuovi colori addosso, ma con identica fame negli occhi. Edoardo Bove è tornato. E questa, prima ancora di essere una firma, è una vittoria.



