Il Corriere della Sera (A.Arzilli) – Bilancio, stadio della Roma e l’incognita avviso di garanzia. Già solo gli appuntamenti di gennaio danno il senso di un 2017 che per Virginia Raggi inizia subito in salita verso un obiettivo straordinario: il ritorno alla normalità. Quella promessa ai romani: una città pulita, sicura, accessibile e proiettata al futuro, al pari delle altre metropoli europee con cui Roma ha finora perso il confronto. In dodici mesi la sfida più difficile: la restaurazione della Capitale determina la tenuta della giunta Raggi e, quindi, anche la consistenza amministrativa del M5S in prospettiva elezioni politiche. E passa dalla sponda di Palazzo Chigi: i 2 miliardi di euro chiesti dal Campidoglio possono riaccendere una città spenta. Collassata sotto il peso dei problemi. L’aria è irrespirabile, da oggi altri tre giorni di divieto per i veicoli più inquinanti. Le strade sono pericolose, piene di buche: 25 morti stradali solo a dicembre. E sporche: i rifiuti sono ancora questione centrale anche perché in sei mesi Ama non ha conosciuto pace, dalle dimissioni dell’au Solidoro all’addio dell’assessora Paola Muraro, quindi le ombre alemanniane sulla nuova macrostruttura. E i trasporti sono in panne: corse tagliate, mezzi che vanno a fuoco e metro che va a singhiozzo, mentre Atac annaspa nei debiti reintegrando i dirigenti responsabili dello scatafascio.

Ecco, il riassetto delle partecipate, finora solo annunciato, è uno dei temi strategici per l’economia della città. Così come turismo e commercio, fronti sui quali la giunta Raggi è chiamata a dare un segnale forte nel 2017 dopo le (troppe) incertezze del 2016. E come pure la questione sicurezza: la decisione di prolungare le misure del Giubileo per fronteggiare l’allarme terrorismo porta al controllo capillare del centro, ma scopre le periferie, serbatoio elettorale M5S, oggi poco presidiate e sempre più preda di spaccio, prostituzione e degrado. Perché, in effetti, il primo semestre di governo 5 Stelle ha contribuito semmai ad ingigantire i problemi: l’arresto di Raffaele Marra, i dissidi all’interno del Movimento, la raffica di dimissioni e il caos nomine che tiene ancora in sospeso su Raggi un possibile abuso d’ufficio per gli incarichi di Salvatore Romeo e del fratello di Marra, Renato. Valuteremo, ha smorzato la sindaca. Ma, nel caso, l’avviso di garanzia andrebbe letto con l’interpretazione del nuovo codice etico promesso da Beppe Grillo, per capire se il Campidoglio procede senza la sindaca o magari senza il simbolo. Punto che resta interrogativo mentre, a gennaio, Raggi si trova per le mani altre due questioni non da poco: c’è una manovra economica da riportare in Aula (con, in più, 100 milioni di debiti fuori bilancio) dopo la clamorosa bocciatura dell’Oref; e c’è lo stadio della Roma, grande opera per cui sono appena riprese le trattative tra il Campidoglio e l’AS Roma dopo una lunga fase interlocutoria. Sono due passaggi chiave per la visione futura. Se c’è.