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Biglia si regala la maglia di Totti

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Biglia si regala la maglia di Totti

Il Messaggero (A.Abbate) – C’è un solo capitano in campo. Tunnel a Totti, poi la maglia: «Gliel’ho chiesta da uomo a uomo e lui ha accettato. Al di là della rivalità, secondo me è un’icona del calcio, un fenomeno ed è un onore averci giocato contro». Ma la Roma s’inchina ai piedi di Biglia. La sua luce in campo acceca tutti: “Strabigliante”, Lucas. Forse mai una prestazione così in tutta la sua carriera. E’ ovunque, è rock and roll, è ragione e sentimento, è forza e qualità. Biglia afferra la cinepresa di questo derby, ciak, gira e rigira la Lazio. Bentornato da tempo, Biglia, tutta tua questa regia da oscar. Ordinata, tignosa, millimetrica. Non c’è solo la sobria perfezione dei passaggi (57 e 84 tocchi, il top) – quasi tutti di prima – a filmare la differenza, ma anche i chilometri percorsi (10,78), i filtranti (2) e soprattutto le palle intercettate: otto su otto, come i tackle riusciti. La sfera lo chiama, persino dai piedi degli avversari, Lucas è una calamita. Non certo dei complimenti: «Mi hanno aiutato tanto i miei compagni, è più facile quando hai accanto uno come Parolo, che fa il lavoro sporco. La squadra è giovane, ma anche i vecchietti fanno il loro (ride, ndr)». Terribile, questo Biglia. Dispensa carezze e rimproveri come un vero leader. La strigliata per un rinvio a Strakosha – tra l’altro perfetto fra i pali – sembra il revival della ramanzina a Pescara all’origine di questo nuovo Keita: «Sono felice che sia cresciuto, ha recepito i nostri consigli e così ha deciso questo derby. Ma ho ringraziato anche Lukaku. E Felipe, che è entrato con la rabbia giusta». Biglia l’ha trasmessa pure all’erba.

SAGGIO – Mente e gambe d’Inzaghi, grazie a Biglia il veleno di Simoncino s’inietta in campo: «Abbiamo meritato di vincere perché abbiamo eseguito tutto quello che ci ha detto il mister. Che ha iniziato lunedì a caricare la squadra e a martellarci per farci capire quanto fosse importante questa sfida per l’Europa. Ora guai a fare calcoli, pensiamo a fare del nostro meglio nelle ultime gare. Per crescere ancora non dobbiamo paragonarci a nessuno. Se vogliamo migliorare, dobbiamo apprendere dalle grandi». In finale Biglia potrà godersi una rivincita persino con la Juve. Troppo presto per pensare già di volare, ma la Lazio oggi può rilanciare la sua aquila reale. Che intercetta, anticipa, sradica palloni, è onnipresente in orizzontale, intelligente in verticale. Ed è una furia (si becca il giallo) in occasione del rigore di fronte a Orsato e il suo addizionale: «Quando sono uscito, nel secondo tempo, gli ho chiesto se avesse visto le immagini. L’arbitro ha riconosciuto l’errore. Va bene così perché lui può sbagliare come sbagliamo noi. Quell’ingiustizia ci ha trasmesso comunque ancora più voglia di ribaltare il risultato».

FUTURO – Non ha più solo un ruolo, nello spogliatoio Biglia è semplicemente un idolo. Per i tifosi poi quest’argentino è pure visione, urlate al miracolo: riecco le stigmate di Redondo e Pirlo sui piedi di Biglia. E pensare che a inizio stagione qualcuno lo criticava, sembrava smarrito. Bussola rotta, disorientamento, macché. Da febbraio Biglia è rinato e sta benissimo a Roma. Ha gli occhi biancocelesti, il capitano. Ha la testa alla Lazio, eppure quel rinnovo ora torna a essere uno strazio: «Fino al 2018 ho un contratto, poi dovremo parlare ancora del prolungamento e continuare a lavorare su quello che abbiamo iniziato». In realtà la firma è nel cassetto già da tre mesi, ma ora a Formello tornano a non essere più così distesi: la scorsa settimana, prima d’essere avvistato a casa Milan, l’agente Montepaone ha chiesto un milione in più di commissioni. La Lazio è innervosita, ma anche un po’ impensierita. Biglia si è promesso e vuole restare, ma non tradirà certo il suo manager, è come un padre. E’ come lui con i figli Allegra e Alessio: «Ho già ricevuto il loro messaggio». Vale come e quanto un fascia legata al braccio.