Berdini: «Raggi era contraria allo stadio, poi con Lanzalone tutto cambiò»

di Redazione

Paolo Berdini è stato il primo assessore all’Urbanistica di Virginia Raggi, carica da cui si è dimesso nel febbraio del 2017, ed ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera. Queste le sue parole:

«Un terremoto? Be’ qua direi che siamo già ben oltre. Siamo a uno tsunami per una città cui evidentemente non bastava l’essere stata travolta da Mafia Capitale, dalla mafia a Ostia, dalla mafia ovunque. L’unico sussulto di dignità che può salvare la giunta Raggi passa attraverso un ritorno alle regole, e quindi dall’addio al progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle. Vede, per ogni urbanista serio il piano regolatore è “la” legge. E chiunque si muova fuori da quello, come sta facendo la giunta Raggi, si muove al di fuori delle regole… Chi vuole capirci qualcosa su ciò che è successo e sta succedendo dovrebbe indagare su quello che accade in Campidoglio dopo il 16 dicembre 2016. È tutto là». 

Arriva il 16 dicembre 2016. L’arresto di Raffaele Marra, braccio destro di Raggi…
«Da lì cambia tutto. Prima di allora, sia nei discorsi pubblici che in quelli privati, la Raggi era contrarissima a realizzare lo stadio della Roma a Tor di Valle. Si valutavano aree alternative, visto che c’erano e ci sono. Su questo eravamo d’accordo sin da subito».

Al di là delle dichiarazioni pubbliche, aveva mai sospettato che qualcuno in Campidoglio remasse contro la posizione sua e della sindaca sullo stadio?
«Mai, all’epoca non ne avevo alcuna ragione».

Neanche De Vito, il presidente del Consiglio comunale arrestato per corruzione?
«Men che meno. Anche De Vito era contrario alla realizzazione dell’impianto a Tor di Valle. Se pensate che oggi l’attuale amministrazione ha esteso le cubature ben oltre a quelle previste dalla giunta di Marino, che già andavano al di là del piano regolatore, capite la reale dimensione del cambio della loro impostazione iniziale, che partiva appunto da lrispetto delle regole. Erano stati votati per questo, no?».

Cosa cambia con l’arresto di Marra?
«Tutto. Il M5S nazionale commissaria di fatto la Raggi con Bonafede e Fraccaro. Spunta questo Lanzalone…».

Il suo arresto, nel giugno scorso, «apre» l’inchiesta sullo stadio…
«All’epoca chiesi conto alla Raggi del suo ruolo, del perché stesse sui dossier dell’Urbanistica. La sindaca mi rispose che Lanzalone era un uomo di sua fiducia, che stava lì per aiutarmi ad arrivare alla risoluzione del contratto per Tor di Valle. E invece stava lì per l’esatto contrario».

Se mai ci fosse un referendum sullo stadio a Tor di Valle?
«La stragrande maggioranza dei romani voterebbe contro. Soprattutto dopo questo scandalo devastante».