Corriere dello Sport (G.D’Ubaldo con collaborazione di G.Marota) – Al mattino, qualche ora prima di sfidarsi sul prato dell’Olimpico, Roma e Barcellona si sono ritrovate di fronte alla Luiss, con due loro manager apicali che si sono scambiati idee ed esperienze. Da una parte Mauro Baldissoni, direttore generale giallorosso e dall’altra Francesco Calvo, ex Juve e attuale Chief Revenue Officer dei catalani. Il dibattito, dal titolo Champions Impact (organizzato da ItaliaCamp) ha messo di fronte due diverse strategie nell’impatto del calcio nella nostra società. Nel corso dell’evento accademico, Mauro Baldissoni ha sottolineato la scelta fatta dalla Roma: «Rispettare una corretta gestione di bilancio è un obbligo. I numeri sono funzionali al raggiungimento di qualcosa di tangibile, come i trofei». Baldissoni ha trattato anche temi di attualità che riguardano la Roma, come lo stadio: «C’è la volontà di completare il nuovo stadio di Tor di Valle, procediamo a ritmi spediti. Stiamo aspettando questa settimana l’approvazione della variante urbanistica. Un progetto del genere consentirà di cambiare la proposta di intrattenimento. Il nostro obiettivo è essere identificabili con la città di Roma».

NON SOLO – «L’impianto di proprietà è la chiave per la crescita di un club. Solo il museo del Camp Nou garantisce 45 milioni di fatturato al Barcellona», come ha sottolineato Calvo, spiegando come la sua azienda calcistica riesca a generare un valore non solo economico, ma anche sociale e ambientale per le persone e i territori in cui opera: «Noi crediamo che il Barca sia “Mas que un Club” perché rappresentiamo l’identità catalana e la cultura di un popolo». Baldissoni ha preso appunti e rilanciato: «La Roma si identifica da sempre con la città, nome e colori lo dimostrano. Stiamo facendo investimenti per costruire il futuro». Il direttore generale ha risposto anche a una domanda sul settore giovanile, che è stato molto cambiato dall’attuale proprietà: «Meno del 3% dei giocatori che crescono nelle giovanili diventano professionisti: abbiamo ritenuto necessario proporre un percorso alternativo a chi non diventa professionista, facendolo partecipare alle attività di un liceo scientifico a indirizzo sportivo. L’obiettivo è la creazione del calciatore intelligente che abbia consapevolezza e valori emozionali».

SPONSOR – E anche sulla questione del main sponsor, che non sarà una casa automobilistica, Baldissoni ha annunciato novità: «Una squadra di calcio non è uno scaffale in cui ogni marca può posizionarsi. Noi chiediamo condivisione di iniziative ed obiettivi. Abbiamo creato una struttura produttiva e di spessore, abbiamo una media factory della società che veicoliamo attraverso i nostri canali di comunicazione. Ai nostri partner commerciali chiediamo di condividere messaggi funzionali ai rispettivi target e in questo senso siamo in dirittura d’arrivo per chiudere 2-3 collaborazioni».