Il Tornatora

Il Tempo – Baldini: “Non è un fallimento”

di Redazione

La difesa a oltranza del progetto, la verità sull’addio di Luis Enrique, la consegna del mandato nelle mani del cda. Franco Baldini, il grande sconfitto del momento, prova a ridare ordine e speranza alla Roma delusa. A modo suo, tra provocazioni, sottile ironia, rivendicazioni di una filosofia difficile da comprendere. Soprattutto per una città come questa. Si parte da Luis Enrique che l’altro ieri ha anticipato i saluti alla squadra, «ci ha tenuto che i giocatori – spiega Baldini a Sky Tg 24 – lo sapessero per primi, anche se ovviamente a noi lo aveva detto già da un po’, dopo la mini-contestazione (Roma-Fiorentina del 15 aprile, ndr). Non è vero che ci ha lasciati “a bagno maria”. Gli abbiamo dato tutto il tempo per pensarci. Continuo a considerare molto buono il suo operato: il fallimento è percepito per l’andamento altalenante. Taccio sui numeri difensivi, ma per quanto riguarda le statistiche sulla qualità del gioco, la Roma è prima nel possesso palla e terza dietro a Juve e Milan in tutte le altre statistiche». Magra consolazione. Luis Enrique lascia per stress, almeno ufficialmente. «Ha avuto una consunzione fisica, il dispendio di energie lo ha fiaccato. Infatti dalle sue parole si evincerà che quest’anno non allenerà». Lo spagnolo lo dirà stamattina nella sua ultima conferenza a Trigoria. E Baldini lo segue? No. Da una parte vorrebbe anche lui lasciare la Roma perché gli «converrebbe». Ma dall’altra non può tradire la fiducia ancora intatta di una proprietà che lo ha blindato con un contratto d’oro e gli ha garantito la poltrona più importante di Trigoria. «In tribuna – ricorda – a uno che mi diceva “manda via Luis Enrique” ho risposto che piuttosto andavo via io. Ma noi fino all’ultimo secondo abbiamo cercato di trattenere il tecnico.

Per quanto riguarda le mie dimissioni, paradossalmente non lo posso fare perché sarebbe come premiarmi in una maniera che non merito. Il progetto non è fallito: volevamo proporre un certo tipo di calcio con una persona che ritenevamo fosse in grado di farlo». Niente dimissioni, quindi, «anche se lunedì ci sarà un cda dove non tutti sono contentissimi del mio operato. Rimetterò il mio mandato al loro giudizio, pur avendo un contratto di 4 anni se non sono contenti saluto e me ne vado tranquillamente. Ma non darò le dimissioni di mia spontanea volontà». Il riferimento agli «scontenti» è chiaro: Pippo Marra, consigliere legato alla vecchia gestione e ora in quota Unicredit. Nessun altro vuole la testa di Baldini. Dopo il cda il dg volerà insieme all’avvocato Baldissoni negli States dove incontrerà Pallotta e gli altri soci del consorzio. Verrà fatto un bilancio sulla stagione chiusa e impostato il lavoro del futuro. C’è da definire il budget di mercato (la ricapitalizzazione servirà invece a sanare i conti in forte perdita) e da aggiornare tutti gli altri progetti: dalla tournée estiva della squadra negli Usa fino ai nuovi contratti di sponsorizzazione in arrivo. Si parlerà anche di stadio, in arrivo la short-list di aree dove costruirlo che verrà stilata dalla «Cushman & Wakefield» dopo aver valutato una cinquantina di proposte. Nel frattempo toccherà all’accoppiata Sabatini-Montella continuare a costruire la Roma sul campo. Il nuovo allenatore è stato scelto, ma Baldini non può ancora dirlo. «Da quando sapevo in prima persona che Luis se ne sarebbe voluto andare, il nostro dovere era pensare alle alternative. Quindi abbiamo visto e pensato a tanti nomi, ma non è stato contattato ancora nessuno perché non era il tempo. Guardiola? L’ho contattato ormai un anno fa ma evidentemente non è venuto. Parlarne ora è fantascienza». I sogni di quel livello sono ancora vietati, ma qualcosa in cui credere resta. «La proprietà vuole fare investimenti perché questo è il loro intendimento fin dall’inizio e non possono tirarsi indietro dopo aver speso così tanti soldi per risanare la Roma». Non lo farà neanche il socio Unicredit nonostante il pressing di qualche azionista ieri in assemblea. «L’impatto netto negativo sui conti Unicredit dalla partecipazione del 40% nella Neep Holding (la società che controlla la As Roma, ndr) è pari a 12 milioni di euro» ha risposto ieri l’ad della banca Federico Ghizzoni. Briciole dentro un bilancio da tre miliardi di euro.

Il Tempo – Alessandro Austini