Il Tornatora

La Roma di Garcia: “Mister cosa c’è che non va?!”

di Redazione

A.S.Roma_Garcia

Dal pareggio casalingo con il Cagliari e la conseguente inversione in testa alla classifica, quelli che “La Roma è fortunata“, “Segnate sempre all’ultimo” e “Vi dice sempre bene”,  hanno finalmente trovato gratificazione.

Ma che c’è da essere tanto soddisfatti? Questi personaggi sono gli stessi che “Guardo te perché a me è meglio che non ci penso”, gran parte di loro lotta per un posto in Europa, qualcuno per rimanere in serie A, poi c’è chi sta a -5 con lo scontro diretto perso e infine quelli a cui la Roma lassù ha dato più fastidio: i bianconeri di Conte.

I giallorossi invece stanno lì a -1, con tutte le attenuanti del caso: l’infortunio di Totti, altre assenze importanti, le squalifiche, e soprattutto qualche errore arbitrale che questa volta invece di essere al vertice lo ha stabilito il vertice.

La Roma è imbattuta dopo 13 giornate insieme a Paris Saint Germain, Barcellona e Bayern Monaco, squadrette, con un fatturato di 400 milioni di euro nella scorsa stagione. Abbiamo citato così 3 dei club più forti d’Europa o forse 4.

L’obbiettivo di quest’anno è stato più volte precisato, sia dall’allenatore, sia recentemente dal binomio impenetrabile della difesa giallorossa, Castan e Benatia: “La Roma deve tornare in Europa, tutto il resto è tanto di guadagnato”.

Dato che l’abbiamo nominato, andiamo ad esaminare ora il fattore fortuna, ricordandoci che la classifica rispecchia questo dato pur non tenendone conto.

Francesco Totti, faro della squadra, è il primo ad infortunarsi al 30’ di quella fondamentale sfida Roma-Napoli. Un grande club però non può dipendere da un solo uomo, poco importa che questo sia il secondo bomber di tutti i tempi in serie A. E infatti la Roma ha tra i suoi un’alternativa valida, Mattia Destro, peccato che l’attaccante giallorosso sia stato costretto a saltare l’intero inizio di stagione, lasciando ben poca scelta a Garcia su chi schierare lì davanti nelle ultime sei… E guarda un po’ la Roma, che nelle prime otto vinceva sempre e con due o più gol di scarto, fatica a segnare. Arrivano le vittorie di misura su Udinese e Chievo e poi i famosi tre pareggi con formazioni di media o bassa classifica.

In quella stessa partita, sempre l’ottava, ad abbandonare il campo, non certo per scelta di qualcuno, è anche Gervinho, giocatore che fino a quel momento aveva contribuito in maniera determinante ai ripetuti  successi della formazione di Garcia. Tanto che da punto interrogativo, quasi criticato, veniva visto come l’asso nella manica del nuovo allenatore francese, da quegli stessi che, dopo i tre pareggi consecutivi, di cui due con lui fuori, sono pronti a puntare il dito chiedendo: “Mister cosa c’è che non va?!”.

Umberto Ruggeri