Il Tornatora

Andrea Abodi sui problemi della Serie A

di Redazione

Andrea_Abodi

SPORT UNO – Queste le parole di Andrea Abodi, riguardo sponsor, marketing, partite durante le vacanze di Natale e nuovi stadi.Va dritto al punto il presidente della Lega Serie B, mettendo sul piatto alcune soluzioni che si stanno già sperimentando con successo.

Abodi parte dai club e dai soldi. “Abbiamo elaborato un modello di marketing associativo che ha creato un fondo comune di diritti. Abbiamo già raddoppiato i ricavi e contiamo di triplicarli”. Tutto ciò grazie a tante iniziative: “il retronumero è stato già assegnato per i prossimi 4 anni, il pantaloncino arriverà la prossima settimana, la piccola pubblicità in retroporta, arriverà entro la fine dell’anno. Siamo la lega più intraprendente, possiamo diventare un modello in Europa”.

Un calcio da riformare. “Il sistema è gonfiato di società professionistiche. Noi vogliamo ridurci. E vogliamo provare che il calcio è della gente. Andare in vacanza anche noi a Natale sembrava singolare. Poter dare due ore di svago calcistico fa parte dei nostri doveri”.

La Serie A sembra bloccata. “Ci vuole una leadership forte e al di sopra delle parti, che sappia creare le condizioni ambientali di fiducia che oggi non ci sono. Così non si crea valore. Ci sono troppi indicatori mortificanti per noi. Di carattere finanziario, di presenza negli stadi, di presenza in campo dei giovani, di vittorie in competizioni. Ogni volta certificare queste differenze tra un paese e l’altro diventa mortificante. Per riscattarsi basta avere un po di orgoglio, perché le potenzialità il calcio italiano le ha.”

Gli stadi. “Gli obiettivi sono due: stadi che si riempiono e sicurezza. E’ arrivato il momento di rimodulare gli strumenti. E credo che la tessera [del tifoso] abbia svolto la sua funzione, e si potrebbe chiudere il suo ciclo di vita. La querelle [sulla legge sugli stadi] è una delle pagine più tristi del parlamentarismo. Mi aspetto un segnale di coerenza. Abbiamo visto due fallite candidature agli europei di calcio anche in ragione di questa lacuna.

Ma Abodi pensa anche alla candidatura olimpica di Roma per il 2024. “Credo che gli errori del passato siano stati legati a tanti fattori irripetibili e di monito per il futuro. Il presupposto di una candidatura vincente, è quella che può offrire una città spendibile nel quale ci sia una comunione di intenti. Io sono nato nel 1960 e l’Olimpiade è un mio sogno”.