Al cuor non si comanda e quando chiama si risponde sempre “Presente!”. E’ una storia che hanno conosciuto o conoscono bene tutti quegli ex giocatori della Roma che hanno avuto la fortuna di ricevere da quest’ultima una chiamata anche per la panchina. Poi, certo, non sempre è andata come avrebbero voluto, ma già potevano sentirsi intimamente molto gratificati dal fatto di assumere la guida della squadra per la quale avevano giocato ed erano stati tifosi. Eh già, tifosi. Perché se andiamo a rileggere i nomi di questo lungo elenco di allenatori “ex giocatori” della Roma scopriamo che proprio il tifo per la maglia giallorossa è la caratteristica che alla fine li accomuna tutti: da Mazzone a Ranieri, da Bernardini a Bruno Conti, da Sella (mister per una sola partita) a Rudi Voeller, da Brunella a Masetti. Miti, bandiere mai ammainate e pezzi da novanta della storia giallorossa che la Roma ha chiamato in diverse epoche e per diversi motivi a sé.

Così fu per il più grande di loro (e non ce ne vogliano gli altri): Fulvio Bernardini. Il cervello della squadra di Testaccio, “grande calciatore, ottimo allenatore e bravo giornalista” come ama definirlo sempre Giuseppe Presutti, firma storica del giornalismo sportivo romano che ha avuto la fortuna di conoscerlo. Nella sua carriera Bernardini ha vinto trofei, acquisito gloria ed onori ovunque, tranne che nella stagione in cui venne chiamato ad allenare la Roma (1949-50), che lo esonerò nell’aprile del ’50 per sostituirlo con una Commissione Tecnica presieduta da un altro grande ex giallorosso dell’ante guerra, Luigi Brunella, che già si era seduto in panchina nella stagione precedente a quella dell’ingaggio di Bernardini (1948-49) e con il quale la squadra raggiunse la sospirata salvezza. Entrambi, però, non furono i primi ex giocatori a diventare allenatori, visto che questo onore venne ricoperto per la prima volta dall’immenso Guido Masetti, capitano e portiere della Roma del primo scudetto che divenne mister nel 1943 e lo restò per tutto il periodo bellico, fino al 1946. Al buon Guido toccarono dunque anni difficili, fatti più di problemi di vita che di calcio, nonostante i quali, però, i giocatori (quasi tutti capitolini) continuarono a disputare i campionati cittadini seguendo le direttiva del grande maestro, che tornò in panchina nella parte finale del disgraziato campionato della retrocessione in B dopo Baloncieri e Serantoni. Da quel momento, per ritrovare un ex giocatore nelle vesti di allenatore dobbiamo fare un lungo salto in avanti fino alla parte conclusiva del campionato 1957-58, nella quale Gunnar Nordahl (il famoso “pompiere” che è ancora il secondo miglior marcatore della storia del nostro massimo campionato) prese il posto dell’inglese Alec Stock. Lo svedesone era venuto a chiudere la carriera da calciatore nella Roma dopo aver a lungo militato nel Milan e con la maglia giallorossa aveva segnato i suoi ultimi gol italiani. Ma in panchina visse due brevi parentesi in quel biennio, visto che venne richiamato a guidare la squadra anche sul finire del campionato successivo (1958-59) al posto dell’ungherese Sarosi. Dopo di lui fu la volta di Luciano Tessari, il mitico secondo di Nils Liedholm nel periodo della splendida Roma di Dino Viola. La sua vita in simbiosi con lo svedese è stata lunghissima, tanto che lo ha portato ad assumerne anche il modo di parlare e se oggi avrete la fortuna di intervistarlo ve ne accorgerete. Prima di fare il vice del Barone, però, Tessari fu anche allenatore in proprio e come tale venne chiamato dalla Roma nel 1971 al posto del “MagoHelenio Herrera, che a sua volta lo rilevò poco dopo. Ma per Tessari, che della Roma era stato un ottimo portiere, quell’esperienza fu basilare per capire come aiutare Liedholm a costruire la grande squadra dei primi anni ottanta. Nonostante la grandezza dello svedese, però, anche lui fu vittima di un esonero, seppur a tempo. Parliamo di quello della stagione 1988- 89, nella primavera della quale venne rilevato per quattro partite da Luciano Spinosi, allenatore della Primavera, già giovane e promettente terzino giallorosso negli anni sessanta e poi veterano sul finire dei settanta e l’inizio degli ottanta. Il suo regno, però, durò lo spazio di un mattino e dopo due pareggi e altrettante sconfitte Viola capì che sarebbe stato meglio per tutti richiamare Liedholm. Così fu e il Barone chiuse l’anno con il maledetto spareggio-Uefa perso con la Fiorentina a Perugia per un gol di Pruzzo.

Prima di Spinosi anche un altro ex giallorosso aveva vissuto pochissimo l’esperienza di allenatore della prima squadra. Ci riferiamo ad Angelo Sormani, che rilevò Eriksson nelle ultime due partite del campionato 1986-87 perdendole entrambe. Dopo di loro fu la volta di Mazzone, chiamato da Sensi nel 1993 e rimasto in panchina fino al 1997. Ebbe il difficile compito di ricostruire la Roma dalla macerie lasciate dalla gestione Ciarrapico-Boskov e alla fine, calcolando quello che trovò, non fece male. Quindi, nel 1999, arrivò Capello e con lui la squadra visse una nuova età dell’oro, culminata nella conquista del terzo scudetto e nella costante presenza nei primi posti della classifica. Partito lui (nel 2004) fu la volta dei tanti allenatori in una stagione (2004-05) ben tre dei quali ex giocatori: Voeller (che subentrò in autunno a Prandelli e restò in panca nelle sole prime quattro partite del campionato); Sella, che guidò la squadra nella sola gara di Champions persa in casa del Real Madrid per 4-2 e Bruno Conti, che subentrò a Delneri in primavera e la condusse alla salvezza e alla finale di Coppa Italia, poi persa con l’Inter. Infine è stata la volta di Ranieri, subentrato a Spalletti alla terza giornata del campionato 2009-10 e poi arrivato secondo ad un passo dallo scudetto e di Montella, che prese il suo posto nel torneo seguente (2010-11) ed ha lasciato a tutti noi un grande e piacevole ricordo.

Il Romanista – Francp Bovaio