Gazzetta dello Sport – Boom Rosi. “Semplice, Leo”, la nuova vita con Luis Enrique

di Redazione

Riavvolgiamo il nastro, restando nei paraggi. Diciassette luglio, battesimo della Roma di Luis Enrique, dieci gol ai boscaioli di Brunico, ma potevano essere undici. Nel finale rigore per i giallorossi, gli specialisti sono già sotto la doccia, sul dischetto spediscono Rosi. Vai Leo, semplice! Attesa, rincorsa e… cucchiaio. Noooo, pallone in curva, ma che aveva una fionda? Luis Enrique non la prende bene (“Ma — si affretta a dire — il ragazzo mi ha chiesto subito scusa“), i compagni invece non vedevano l’ora. La sera, a tavola, gli fanno trovare tutti i cucchiai del ristorante, che simpatici.

Da stella a meteora – Riavvolgiamo ancora, stavolta dall’inizio. Cinque anni fa, Rosi era già “il signore della fascia“. Luciano Spalletti — non a caso gli è rimasto nel cuore — lo aveva appena buttato nella mischia, con una delle sue profezie: “Vedrete chi diventerà Aleandro Rosi…”. Alla vigilia di Roma-Valencia, match che qualificò i giallorossi agli ottavi di Champions, El Mundo Deportivo gli dedicò la controcopertina. In prima Ronaldinho, in ultima Aleandro Rosi. “Polivalente, per il fisico ricorda il tedesco Briegel, anche se molti preferiscono accostarlo a Cabrini — scriveva il quotidiano di Barcellona —. Il suo idolo, curiosamente, è Cristiano Ronaldo“. Curiosamente, sabato in tribuna a Novara c’era anche Antonio Cabrini. Sono trascorsi sei anni, la profezia di Spalletti su Leo — fu Lucianone ad abbreviargli il nome — ha rischiato di finire seppellita da una risata. Rosi, romano della Garbatella, romanista, prodotto della cantera, era finito in provincia. Un frutto periferico, pareva la sua dimensione. Però buone stagioni, soprattutto a Siena, due anni fa, la prima da titolare in A, cominciata in sordina con Giampaolo e conclusa in gloria con Malesani, l’altro allenatore della sua vita. Gli deve tantissimo, forse anche questa seconda vita: titolare in serie A, nella squadra del cuore, in una Roma ambiziosa, e se continua così magari comincerà a pensare pure alla Nazionale, hai visto mai? Glielo ha detto De Rossi. “Leo, Prandelli ti guarda. Occhio“.

Figlio legittimo Perché con Leo non si può mai stare tranquilli. Capace di lunghe corse, feroci contrasti, fini palleggi, ma pure di perdersi in un bicchiere d’acqua. Bisogna stargli un po’ dietro. Anche perché gli piace divertirsi (con Okaka e Kjaer, soprattutto), non c’è niente di male, basta non esagerare. Luis Enrique continua a ripetergli, ogni giorno: “Fai semplice“. Walter Sabatini sabato se l’è preso da parte per dieci minuti, lui ci crede tantissimo. Già, smettiamola di considerarlo il brutto anatroccolo dei romani e romanisti, il prodotto fallato del vivaio. Rosi è un figlio legittimo di questa città. “E non mi ha regalato niente nessuno, sono le forze che metto in allenamento ad avermi portato qui, titolare nella Roma di Luis Enrique“. Vai Leo!

Gazzetta dello Sport – Alessandro Catapano