CORRIERE DELLO SPORT (Giorgio Marota) – “Per la Roma c’era un rigore netto. E chi è preoccupato resti a casa”. Gian Piero Gasperini, dopo la sconfitta del Ferraris, ha spedito due messaggi: il primo alla classe arbitrale e l’altro alla sua squadra. Abbattersi non è una possibilità. La classifica non fa paura, anzi. “Non voglio sentir parlare di preoccupazione – ha tuonato l’allenatore romanista – Dovrei essere preoccupato perché sono quarto e mi vado a giocare un ottavo di Europa League? Sono invece molto contento che a marzo siamo messi così”.
“Abbiamo creato di più del Genoa – la sua analisi – C’era grande aggressività, molti raddoppi, tanti uomini addosso e parecchi lanci lunghi. Tuttavia, non c’è mai stata sofferenza. Ci sono stati più di 87 minuti in cui la mia difesa non ha rischiato nulla”. Gasperini non ha dubbi su quali caratteristiche conteranno in questa corsa lunga dieci partite: “Spirito, partecipazione, senso d’appartenenza. La Roma sotto l’aspetto caratteriale ha sempre avuto poco da rimproverarsi”.
Il rammarico più grande, per il tecnico, riguarda il modo in cui sono stati giudicati gli episodi arbitrali: “Il tocco di mano di Malinovskyi sull’1-1 è evidente, non capisco perché il Var non sia intervenuto. Se un arbitro non ha certezza in una situazione del genere allora deve fare un altro mestiere”. Delle ombre, secondo Gasp, ci sarebbero anche sull’azione del 2-1: Mancini colpisce di testa e il pallone schizza su Vitinha, che però potrebbe essere già fuori dal campo mentre tutto ciò sta avvenendo.
“La rimessa laterale non c’è – la versione di Gasperini – si capisce molto bene. Poi non è che ci si attacca a quello, però dal fallo laterale è nata l’azione del gol”. In realtà l’episodio a sfavore dei giallorossi è un altro: il punteggio è sullo 0-0 mentre Ellertsson trattiene colpevolmente N’Dicka in area. “No, in questo periodo non siamo fortunati”, la chiosa amara di Gasp.



